Copertina

Numero 12

Maggio 2017

Emily Guilding

"È come scalare un albero durante un uragano"

Giordania per nomadi

Avventura

Il paese del Thanaka

ESOTICO

Il giro del mondo in 80 club

TENDENZE

Sommario

Magazine

Sommario

SOMMARIO

Numero 12

Australia

Legata al mare

L'oceano indomito da un lato, la natura selvaggia dall'altro. Due carreggiate separano il mondo terrestre da quello marino e percorrono la costa australiana tra scogliere vertiginose, canguri e surfisti.

Emily Guilding

"È come scalare un albero durante un uragano"

Ha barattato il suo lavoro d'ufficio per acrobazie a più di 240 chilometri all'ora, legata a un biplano del 1940. È così che si vive tra le nuvole.

Avventura

Giordania per nomadi

650 chilometri in 40 giorni. Il Jordan Trail, il nuovo percorso che attraversa la Giordania da nord a sud, è un invito forte e chiaro per gli amanti dell’hiking.

Esotico

Il paese del thanaka

Inizia a farsi largo tra le destinazioni più gettonate, ma lo sconosciuto Myanmar conserva ancora dei segreti. Come le misteriose sostanze con cui i birmani dipingono il proprio volto.

Gastronomia

La vita dopo il "nigiri"

La gastronomia giapponese non è solo riso e pesce crudo. Pizza, crocchette o frittata "alla nipponica" fanno concorrenza al sushi. Prepara gli stuzzicadenti.

Benessere

Il segreto della felicità nordica

Per essere felice, comincia a imparare il significato di hygge, lagom o koselig, l’“hakuna matata” di paesi come la Danimarca, la Svezia o la Norvegia, i paesi più felici del mondo.

TENDENZE

Il giro del mondo in 80 club

Un club era la seconda casa di un gentiluomo britannico. Soho House offre ai soci case in tutto il mondo, ma non è necessario essere un galantuomo. È più importante la discrezione.

Top 6A

Hotel di alta moda

Gli stilisti non solo fanno tendenza sulle passerelle. Lasciano anche la loro firma in hotel, camere e complessi turistici, in giro per il mondo.

Travelbeats

Qui ti aspettano gli alberghi e i ristorante alla moda, y grandi magazzini più esplosivi, le nuove aperture luoghi pini del pianeta.

Squadra

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Programmatore

Destinazioni

Magazine

Destinazioni

Australia

Legata al mare

Testo:

Alejandra Abad

FOTOS:

Tourism Australia

VIDEO:

Visit Victoria

L'oceano indomito da un lato, la natura selvaggia dall'altro. Due carreggiate separano il mondo terrestre da quello marino e percorrono la costa australiana tra scogliere vertiginose, canguri e surfisti.\n

T

i piacerebbe visitare "La scrofa e i maialini"? Il nome non è molto attraente. Questo pensò il governo australiano negli anni 50, quando decise di cambiarlo con "I Dodici Apostoli". Con questo trucco di magia ha trasformato, per fini di marketing, una formazione rocciosa in una delle principali attrazioni della costa sud-orientale del paese. Molto vicino alla località di Port Campbell, emergono dall'oceano Antartico otto enormi e maestose torri di pietra calcarea, alte fino a 45 metri. Erano nove, una è franata nel 2005, ma il nome esigeva un po' di poesia.\n

La "Great Ocean Road" serpeggia lungo la costa e riunisce in 240 chilometri tutte le principali caratteristiche australiane.

Rappresentano la principale attrazione della "Great Ocean Road", una strada che serpeggia lungo la costa e che riunisce in 240 chilometri tutte le principali caratteristiche australiane. Onde selvagge e surfisti che le cavalcano, parchi naturali popolati da koala e canguri, vigne e paesini di pescatori. La strada parte a circa 100 chilometri da Melbourne, a Torquay, la casa di marchi come Rip Curl o Quicksilver e dove il surf diventa una religione. A pochi minuti si trova Bells Beach, un santuario per i devoti delle tavole, con onde che possono raggiungere i cinque metri di altezza. Lungo il percorso altre spiagge, come quelle di Fairhaven e Eastern View, danno la possibilità di conquistare il mare.
 
Il vento, che colpisce la costa senza pietà, è stato il responsabile di numerosi naufragi. Sono stati scoperti 240 relitti, anche se furono oltre 600 le barche che affondarono nel tentativo di raggiungere questo brusco litorale, pieno di scogliere. È per questo che i 130 chilometri che separano Princetown da Peterborough sono noti come "la costa dei naufragi".\n

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Ma questo stesso vento può essere considerato anche il suo principale benefattore. È lui a provocare le enormi onde che attraggono i surfisti e a scolpire le solenni rocce appuntite nel mare, i famosi "Dodici Apostoli", che 20 milioni di anni fa si trovavano attaccati alle scogliere. La foto perfetta si scatta al tramonto, con il gioco di luci, o dalle alture, sorvolando la zona in elicottero.\n

Il limite di velocità è di 80 Km/h, accentuando così il carattere panoramico della strada.

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Il "Rip Curl Pro Bells Beach" è uno dei campionati più antichi e prestigiosi del mondo.

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La memoria dell'asfalto

La strada fu costruita tra il 1919 e il 1032 dai 3000 soldati che tornarono nel proprio paese alla fine della Prima Guerra Mondiale. Gli unici strumenti a loro disposizione erano picconi, pale e carriole. La strada è dedicata ai soldati morti durante la Grande Guerra, ed è così diventata un monumento a tutti i caduti del mondo.\n

Guidare per la Great Ocean Road, con le melodie folk del surfista Jack Johnson come colonna sonora, invita a lasciarsi abbandonare e sommergere dal paesaggio. Ma non bisogna dimenticare che in ogni momento è possibile incontrare due simboli australiani dall’aspetto ingannevole, da peluche inoffensivi: il canguro e il koala. “No worries, mate”. "Nessun problema, amico", direbbe un "aussie" (australiano); i segnali stradali sono presenti lungo tutto il percorso.\n

Mentre il mare bagna uno dei lati della strada, conosciuta tecnicamente come la B-110, l'altro è fiancheggiato da diversi parchi nazionali. In quello di Great Otway, le enormi cascate nascondono grotte piene di lucciole. Le sue passerelle sul bosco di eucalipti, sospese a 30 metri da terra, sono le più alte del mondo. Nonostante il profumo intenso di questi alberi, l'odore di salnitro è sempre presente. 
 
Tecnicamente, la Great Ocean Road termina ad Allansford, ma molti estendono la fine di questa strada panoramica per qualche altro chilometro. Vale la pena arrivare a Warrnambool e alla sua spiaggia Logan Beach dove, tra maggio e ottobre, giungono le balene franche australi per partorire. Oppure fino a Capo Bridgewater, da cui è possibile salutare le centinaia di otarie orsine che riposano sulla spiaggia.
 
"Figli dell'Australia gioiamo, perché siamo giovani e liberi (...) la nostra patria è circondata dal mare; la nostra terra abbonda dei doni della natura". Le poetiche parole dell'inno australiano potrebbero riferirsi tranquillamente alla Great Ocean Road. Molto meglio di quella "scrofa e i maialini", che non le rendevano certamente giustizia.\n

Le passerelle sospese del parco di Otway offrono 600 metri di percorso.

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Escursionista... sì, ci sono dei sentieri

Con la Great Ocean Walk, gli amanti del trekking hanno a disposizione ben 100 chilometri di sentieri, da Apollo Bay ai Dodici Apostoli. È possibile percorrerla in circa otto giorni di cammino lungo la costa, oppure facendo piccole escursioni durante le soste in auto.\n

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Nonostante il suo aspetto susciti tenerezza, i koala possono essere molto aggressivi.

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La costruzione della strada comportò uno stipendio per i soldati tornati dalla guerra, omaggiati da questa scultura che ne segna il punto di inizio.

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Intervista

Magazine

Intervista

"È come scalare un albero durante un uragano"

Emily Guilding

Ha barattato il suo lavoro d'ufficio per acrobazie a più di 240 chilometri all'ora, legata a un biplano del 1940. È così che si vive tra le nuvole.\n

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La formazione per diventare una "wingwalker" dura circa un mese.

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Che tipo di acrobazie fate e qual è la più difficile?\n

Facciamo un numero di ginnastica artistica che dura 17 minuti mentre l'aereo compie voli acrobatici che includono "loops", giri, cadute in picchiata e salite. Noi facciamo vari movimenti lassù, come stendere le gambe, bilanciarci, fare la verticale...Ci sediamo anche nella parte anteriore dell'ala e la scaliamo, per uscire e entrare in cabina. La parte più difficile è strisciare fuori dalla cabina in pieno volo. È come salire su un albero durante un uragano.\n

Qual è la tua acrobazia preferita?\n

La parte che mi piace di più è quella del "loop", a più di 300 metri di altezza. È stupendo sentire l'assenza di gravità durante il "loop" con l'aereo su di me e il suolo al di sotto.\n

Qual è la località che più ti ha impressionato?\n

Ho volato a Dubai, in Giappone e in Cina. Credo che Dubai sia stata la più emozionante, perché abbiamo sorvolato le Palm Islands, Burj Khalifa e Burj Al Arab, insieme a tutti i luoghi iconici che avevo visto solo in televisione.\n

Cos'è che ti piace di più del tuo lavoro?\n

Mi piace il fatto di poter viaggiare per il mondo e vedere posti nuovi da una prospettiva unica, dall'alto di un biplano. Non sono molte le persone che possono dire di averlo fatto!\n

Avevi immaginato qualche volta che il tuo lavoro sarebbe stato fare acrobazie in cima a un Boeing Stearman?\n

Non mi è mai passato per la mente. Avevo una carriera avviata: ho lavorato come consulente ambientale per cinque anni e mi piaceva molto, ma poi mi sono accorta che volevo fare qualcosa di più entusiasmante. Qualcosa all'aria aperta, che non mi costringesse a stare in un ufficio dalle nove alle cinque. Ho iniziato dopo avere visto uno degli spettacoli di mia sorella Stella, che già faceva parte della squadra. È un'esperienza fantastica. Voliamo così vicine che possiamo vederci e farci le smorfie quando siamo nel cielo.\n

Cosa pensa la vostra famiglia del vostro lavoro di "wingwalkers"?\n

Pensano che è fantastico. Persino nostro padre ha provato il "wingwalking". E se ne è innamorato, quindi capisce perché lo facciamo. Sono venuti a vederci in alcuni dei nostri spettacoli, e ci emozioniamo sapendo che sono lì sotto che ci guardano fare quello che più ci piace.\n

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Se potessi scegliere la prossima destinazione per il vostro show quale sarebbe?\n

Sul Grand Canyon o le cascate del Niagara, sarebbe sconvolgente.\n

Qualsiasi persona può diventare un "wingwalker"?\n

Per essere un "wingwalker" professionista devi essere alto almeno 1,62 metri e pesare meno di 53 chili. È per ridurre la resistenza e far sì che l'aereo possa effettuare facilmente le manovre. Ma tutti possono farlo per divertimento. Se sei alto meno di 1,86 metri e pesi meno di 89 chili, puoi venire al nostro aerodromo a Gloucestershire e provare.\n

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Emily non vuole ballare sulla terra ferma, preferisce la danza in alta quota. In particolare, su un biplano a più di 300 metri dal suolo. In pieno volo, esce dalla cabina dell'aereo e si arrampica sulle sue ali, per eseguire acrobazie impossibili mentre l'aereo compie un volo acrobatico. Lei e il biplano devono coordinare ogni movimento con i suoi colleghi. Insieme formano la squadra dei Breitling Wingwalkers, l'unico team di "wingwalking" a livello mondiale.
 
Sono gli eredi dei "barnstormers", i popolari piloti e acrobati aerei che trionfarono nei decenni del 1920 e 1930. Il pioniere, il primo "wingwalker", fu il nordamericano Ormer Locklear, che durante un allenamento uscì dalla sua cabina per risolvere un problema tecnico. Era il 1918, e la sua temeraria impresa venne presto inclusa in tutti gli show aerei dell'epoca, che includevano saltare da un aereo all'altro e camminare lungo le ali, senza paracadute né protezioni.
 
Le misure di sicurezza da allora sono cambiate, ma Emily e le sue colleghe condividono coraggio e amore per l'altezza. Lo dimostrano su aerei molto simili a quelli usati allora, biplani Boeing Stearman degli anni 40 ai qual è stato cambiato il motore.\n

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Avventura

Magazine

Avventura

Giordania per nomadi

650 chilometri in 40 giorni. Il Jordan Trail, il nuovo percorso che attraversa la Giordania da nord a sud, è un invito forte e chiaro per gli amanti dell’hiking.
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Come scrisse Tolkien: “Non tutti quelli che vagano si sono persi”. Per migliaia di anni la Giordania è stata attraversata a piedi in cerca di conoscenza, scambio e connessione. Dai commercianti nabatei che si aprirono un varco nel deserto, agli antichi edomiti che percorrevano la via commerciale della Strada dei Re fino a Damasco. Viaggiare a piedi è una pratica antica quanto i percorsi tracciati.\n

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Foto: jordanTrail.org

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Divenuta un punto di incontro per avventurieri di tutto il mondo, la Giordania offre un tragitto per tutti coloro che desiderano “perdersi”. Dopo cinque anni di lavoro e più di 40 volontari che hanno mappato il percorso, è stato presentato il “Jordan Trail”, un sentiero che attraversa il paese da nord a sud. Oltre 650 chilometri che toccano 52 paesi e città. La JTA (Jordan Trail Association), responsabile dello sviluppo e della manutenzione del percorso, spiega che si tratta essenzialmente di “un sentiero aperto e gratuito per rientrare in contatto con la natura e sedersi, dopo una lunga camminata, ad assaporare i cibi tradizionali con una famiglia locale in uno dei paesi”.\n

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La porta posteriore di Petra

Il tragitto da Dana a Petra è stato la prima parte del sentiero a essere sviluppata e, in seguito, riconosciuta dal National Geographic come uno dei 15 migliori cammini del mondo. Offre l’opportunità unica di entrare nella “città rosa” dalla parte posteriore, tramite una scala che conduce alla facciata del Al Deir.\n

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Il “Jordan Trail” attraversa i principali tesori storici della Giordania

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Il percorso è completabile in 40 giorni ed è possibile farlo per intero o scegliere una delle otto tappe in cui è diviso. Ciascuna di esse dura quattro o cinque giorni e collega regioni del paese molto diverse tra loro. Dai paesi del nord dall’aspetto mediterraneo nelle regioni di Umm Qais e Al Ayoun, passando per il Rift delle Giordania con i canyon che lasciano il passo al deserto di Wadi Rum, per giungere alle acque del mar Rosso.
 
Il “Jordan Trail” attraversa i principali tesori storici della Giordania. Jerash e Petra sono alcune delle città che colpiscono il viandante, con il peso delle loro civiltà. Nel nord, il sentiero ripercorre i resti archeologici degli inizi del Cristianesimo ed è possibile attraversare la Betania, il luogo in cui avvenne il battesimo di Gesù, o il monte Nebo, dove Mosè ebbe la visione della terra promessa. I racconti orali hanno tutto un altro fascino se ascoltati dalla bocca di un giordano, un beduino o un pastore, a lume di candela a Petra, in una tenda beduina nel Wadi Rum o accanto al fiume Giordano, mentre ci si riposa sugli zaini.
 
Il senso di comunità, simile a quello esistente lungo il Cammino di Santiago in Spagna, viene stimolato fin dall’organizzazione, permettendo ai viaggiatori di mettersi in contatto e creare dei gruppi di viaggio. Il sito della JTA fornisce informazioni sui punti di interesse, le mappe per organizzare dei tragitti, gli spostamenti, ecc.\n

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È possibile scaricare le coordinate GPS del viaggio previsto in base al livello di difficoltà desiderato.

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Le comunità locali sono una parte essenziale del progetto, poiché offrono cibo e alloggi. Duha Fayyad, una delle prime donne a completare l’intero percorso, afferma che “le famiglie che vivono lungo il sentiero forniscono un’esperienza di apprendimento unica agli escursionisti, condividendo con essi canti tradizionali, musica folcloristica e racconti, oltre a mostrare loro aspetti della vita rurale”.
 
La natura del sentiero è mutevole e la sua evoluzione dipende dai contributi dei turisti e degli stessi giordani che lo percorrono (è possibile lasciare recensioni sul sito della JTA). Tra i tanti modi di attraversare un paese, il migliore è quello che lascia la polvere dei suoi sentieri attaccata alle scarpe... e alla nostra memoria.\n

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Foto: yousefomar via VisualHunt.com

Il canyon di Wadi Mujib è caratterizzato dalla presenza di acqua durante tutto l’anno. Dei suoi quattro possibili tragitti, tre sono acquatici.

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‘On the road’

Il 31 marzo di quest’anno si è tenuta la prima convocazione ufficiale del “Jordan Trail Thru-Hike” per percorrere l’intero sentiero. I partecipanti saranno in cammino fino al prossimo 31 maggio. L’intenzione è farlo diventare un evento annuale, aperto a tutti, e una delle date più emozionanti nel calendario del “Jordan Trail”.\n

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Esotico

Magazine

ESOTICO

Il paese del thanaka

Inizia a farsi largo tra le destinazioni più gettonate, ma lo sconosciuto Myanmar conserva ancora dei segreti. Come le misteriose sostanze con cui i birmani dipingono il proprio volto.\n

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a maniera di truccarsi birmana ha un nome sonoro, quasi musicale: Thanaka. Richiama subito l'attenzione, poiché interessa la maggior parte delle persone che incontriamo. Donne, bambini e molti uomini dipingono le loro guance con questa specie di fango giallo che funge anche da protezione solare. E non esitano a condividerlo con noi, accaldati turisti, esploratori instancabili di templi e novellini in quanto a moda birmana.
 
Il thanaka viene fatto artigianalmente. Si ottiene frantumando la corteccia di un albero e dissolvendola in acqua, per poi applicarla sul viso o sul corpo. Solitamente di fanno dei piccoli cerchi, oppure dei disegni effettuati con l'aiuto di un bastoncino. Tuttavia, questa originale interpretazione del "body painting" non è l'unica cosa che ci manca. L'indumento tradizionale, il Longyi, una specie di gonna che indossano sia gli uomini che le donne, non sembra fatta per noi, incapaci di legarla senza l'aiuto di cinte, come fanno gli autoctoni.\n

Ci sentiamo meglio con il buonumore birmano. "Mingalabar" è più che un saluto. Significa "Che la fortuna sia con te" e lo sentiamo all'entrata di ogni pagoda, tra i banchi del mercato di Bogyoke e sulle sponde del lago Inle. Con un sorriso ci addentriamo in questo "paradiso nascosto", così lo pubblicizzano le agenzie di viaggi. Lo è stato fino a poco tempo fa. Dopo 25 anni di dittatura militare, nel 2015 si sono svolte le prime elezioni libere. Ha vinto la Lega Nazionale per la Democrazia, il partito della "Dama", Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la Pace nel 1991.\n

I monaci prendono la città

L'85% dei birmani pratica il buddismo e non è insolito vedere monaci e monache, di tutte le età, raccogliere offerte alle prime ore del mattino, tutti con la testa rasata. Molti birmani danno più di quello che hanno perché "porta buon karma".\n

Foto: Dietmar Temps/Shutterstock.com

Le prime informazioni sul thanaka risalgono al XIV secolo, ma il suo uso ha otre 2000 anni.

Il delinearsi dell'apertura del paese ha provocato un notevole aumento del numero di turisti, in cerca di un'autenticità ormai estinta in altri paesi del Sud-est asiatico. Si trova tra le sue strade di terra e nei carretti di "street food" di Anawrahta Road e Chinatown, nello Yangon. I venditori di braccialetti e marionette si avvicinano ai turisti per chiedere il loro nome. Anche loro si presentano (Mingalabar!) e aspettano pazientemente il termine della loro visita per vendere i loro colorati "souvenirs".
 
Momo, una giovanissima birmana con una piccola codina e il sorriso facile, ci segue di tempio in tempio, in quel giardino di stupe noto come Bagan. Questo complesso archeologico raccoglie 2230 templi e pagode costruiti tra l'XI e il XIII secolo. Una delizia per gli occhi, soprattutto al tramonto, quando "la terra delle pagode dorate", come viene soprannominata, svela tutto il suo significato. All'uscita Momo è ancora lì. Ci offre una moltitudine di oggetti. Scatole laccate, thanaka, Buddha di legno di teka, maschere... e caschi per le moto.\n

Foto: Jimmy Tran /Shutterstock.com

I principali abitanti del lago Inle sono di etnia Intha, la cui traduzione è "figli del lago".

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Acrobazie sul lago Inle

Villaggi galleggianti, stupe e migliaia di barchette riempiono questo lago di acqua dolce lungo circa 21 chilometri. Attirano l'attenzione gli abili pescatori, che lanciano l’esca su un piede, mentre con l'altro tengono il remo o le reti.\n

Un altro modo di esplorare Bagan è farlo in mongolfiera.

Vicino si trova il Monte Popa, un'altra delle escursioni da non perdere del Myanmar. Ci svegliamo presto per raggiungere questo vulcano, ora estinto, e visitare il monastero buddista che si trova sulla cima. 777 scale intagliate nella roccia da affrontare scalzi (nei primi 200 ti lasciano usare dei calzini). Ci sono turisti, ma soprattutto, birmani in pellegrinaggio per onorare i 35 nats, o spiriti, che abitano questo monte alto 1518 metri.
 
Nonostante il calore soffocante, riusciamo nell'impresa. Protetti, ovviamente, dal thanaka. I mingalabar hanno avuto il loro effetto: ci sentiamo veramente fortunati.\n

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Foto: Tooykrub / Shutterstock.com

Molti bambini diventano monaci perché è il modo più economico per avere un'educazione.

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Gastronomia

Magazine

GASTRONOMIA

La vita dopo il "nigiri"

La gastronomia giapponese non è solo riso e pesce crudo. Pizza, crocchette o frittata "alla nipponica" fanno concorrenza al sushi. Prepara gli stuzzicadenti.\n

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13 ristoranti di Tokyo con tre stelle Michelin trasformano la capitale nipponica nella città più premiata da questo titolo, superando Parigi che ne ha nove. A questi 13 bisogna aggiungerne 51 con due stelle e 153 con una. La gastronomia giapponese è di moda e non si riduce al solo sushi. Anche se è il cibo nipponico più esportato, qui non si consuma così tanto. Per i giapponesi è un’eccezione piuttosto che un'abitudine, dato che mangiare sushi di qualità può far arrivare un conto di 300 euro. È il prezzo di un coperto al Jiro (Tokyo), situato nella stazione della metropolitana di Ginza, e considerato il miglior ristorante di sushi al mondo.\n

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L'ultimo edochiano ad unirsi alla lista di quelli a tre stelle è stato il Kohaku. Il suo piatto più richiesto non ha niente a che vedere con l'alga nori. Si tratta di "beef shabu-shabu" in "katsuo-dashi", ovvero delle sottili bistecche di carne grassa immersi in un brodo di tonno secco. Una versione che ricorda il "sukiyaki", ma con un sapore più intenso. Viene servito in una pentola non molto profonda con un brodo di verdure, noodles e pezzi di carne di vitello. Il segreto di questo piatto, che lo distingue dal "shabu-shabu", è la salsa. È preparata con soia e zucchero. Il "sukiyaki" è tipico delle regioni di Kanto e Kansai, nel centro del paese.\n

Tokio è la città con più stelle Michelin al mondo

I carboidrati sono il principale ingrediente della gastronomia giapponese. Il segreto della longevità che ha trasformato il Giappone nel secondo paese con la speranza di vita più alta al mondo. La sua versione della pizza si chiama "okonomiyaki". Rotonda e divisa in porzioni triangolari, ha poco in comune con il piatto italiano. È una torta alla quale si può aggiungere qualsiasi ingrediente, soprattutto verdure. Esistono due versioni, stile Kansai e stile Hiroshima.\n

La parola "Okonomiyaki" deriva dai termini "knomi" (gusto) e "yaki" (alla piastra)

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I "korokkes" sono molto popolari anche in Corea del Sud.

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Nella regione di Kansai, l'impasto dell'"okonomiyaki" (a base di farina, acqua, uovo e igname) si mischia insieme al resto degli ingredienti e si prepara alla piastra. Mentre a Hiroshima, gli ingredienti non vengono inseriti nell'impasto, ma aggiunti dopo. Tutti gli "okonomiyakis" hanno qualcosa in comune, la speciale salsa che ricopre il piatto. Si prepara con pomodoro, frutta (normalmente prugne) e soia. A Osaka (Kansai) è una ricetta molto popolare. Questo piatto dà il nome a vari ristoranti della città, come Okonomiyaki Momiji e Okonomiyaki Chibou.
 
Anche se la cucina occidentale è arrivata in Giappone nel XVI secolo, ha raggiunto la popolarità solo nel XIX secolo. I "korokkes", o crocchette nipponiche, hanno poco più di un secolo di storia. La parola deriva dal francese "croquette". Si fanno con purè di patate, cipolla e un ingrediente a scelta (carne, pesce o verdure). Vengono impanate e poi si friggono. Un aperitivo che è diventato un piatto fondamentale nel menù dei giapponesi, servito con insalata e decorato con alcune salse.\n

L'ora dell'aperitivo a Osaka

I più desiderati negli "street food markets" del Giappone sono i "takoyakis". Originari di Osaka, sono dei bignè ripieni di polpo, molto croccanti. Sono accompagnati da una salsa dolce o da maionese. Provali nel Kuromon Ichiba Market.\n

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Della stessa epoca, l’"omuraisu" e l’"omurice" sono anch'essi di influenza occidentale. A prima vista sembrano la tipica "omelette" francese, ma nascondono qualcosa all’interno. Sono ripiene di riso. Vengono condite con salsa di pomodoro o ketchup, e si può aggiungere qualsiasi altro ingrediente, come carne o verdura. Nel ristorante Taimeiken di Tokyo preparano una versione che hanno battezzato "tampopo omurice", in onore al film diretto da Juzo Itami. L’"Omurice" è uno dei pochi piatti nipponici che si consiglia di mangiare con il cucchiaio. Avete già dimenticato il "nigiri"?\n

Foto: cowardlion/Shutterstock.com

I "takoyakis" possono essere serviti soli o ricoperti da altri ingredienti.

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L'evoluzione della crocchetta

"Oggi mangeremo "korokke"...e anche domani". Questa canzone degli inizi del XX secolo ci dimostra che mangiare questa pietanza nelle case nipponiche era un’abitudine. Oggi, oltre ai ristoranti e alle bancarelle, si vende nei supermercati come cibo pronto da fare a casa.\n

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Benessere

Magazine

Benessere

Il segreto della felicità nordica

Per essere felice, comincia a imparare il significato di hygge, lagom o koselig,  l’“hakuna matata” di paesi come la Danimarca, la Svezia o la Norvegia, i paesi più felici del mondo.\n

Kiwisoul / Shutterstock.com

La Norvegia ha più di 1.000 fiordi.

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Cena con un danese

I danesi preferiscono l’intimità di una cena in casa. Per questo adorano il progetto “Meet the Danes”, che consiste nell’invitare un turista a casa. Il padrone di casa cucina un piatto tipico mentre i commensali  raccontano la cultura dei rispettivi paesi. Una proposta molto “hygge” per trascorre una serata.\n

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Il “segreto” è custodito tra i paesi nordici. Se nel 2016 era la Danimarca, quest’anno è la Norvegia a imporsi come paese più felice del mondo. Questo “segreto” sembra basarsi su termini come hygge, lagom o koselig. Il primo è nato in Danimarca, il secondo in Svezia, il terzo in Norvegia. Mentre il primo si riferisce a “cogliere il momento”, il secondo sostiene che “meno è già troppo”, e il terzo invita all’”accoglienza”. Tre concetti che descrivono la felicità del momento.
 
Cose semplici come raggomitolarsi sotto il piumone, accarezzare il proprio gatto, mangiare cioccolato o formaggio con vino, tra amici, senza pressioni, senza fretta. O ancora contemplare il tramonto dalla spiaggia, o dedicarsi a una buona lettura. Ma se tutti possiamo fare queste cose, perché sembra che solo le popolazioni nordiche sappiano godersele? Forse perché il Rapporto mondiale sulla felicità dell’ONU prende in considerazione le aspettative di vita o di libertà, ma anche fattori come i guadagni, il supporto sociale o l’assenza di corruzione nel Governo. Anche se dipende da noi cercare l’armonia, creare l’ambiente o cercare di evitare lo stress. Si tratta di un atteggiamento nei confronti della vita.
 
Un concetto assimilato dalla scrittrice inglese Helen Russel, che lo descrive in “The year of living danishly”, dove, nel corso di un anno,  esplora la Danimarca alla ricerca del “segreto della felicità”. Ho iniziato scrivendo una rubrica sulla vita danese per il Telegraph (Regno Unito), poi mi hanno chiesto di farne un libro. C’è molto interesse su cosa fanno i danesi di diverso”. Così ha scoperto che alla base vi è la fiducia. “Il 79% dei danesi ha fiducia nella maggioranza della gente”, riducendo in questo modo l’ansia. Hygge significa “essere presenti, celebrare le cose semplici e praticare la gratitudine”.
 
Lo Stato aiuta, ci racconta Russel, disincentivando il consumismo e favorendo la compatibilità tra il lavoro e la famiglia. Questo si nota anche negli spazi, ad esempio nei ristoranti della “New Nordic Cuisine”, descritta come  “la strada più veloce per il miglior piacere”. Consiste nell’utilizzare i prodotti locali, sostenibili e preparati in maniera tradizionale. “Se una carota è buona così com’è, non occorre cucinarla troppo, basta mangiarla”, aggiunge.\n

A Copenaghen si trovano i locali perfetti per comprendere questo concetto. Tipo Höst, che usa ingredienti della cucina nordica, come aragosta, carne e formaggio. Il Café Glyptoteket incanta con il suo giardino di palme e piante esotiche, oltre ai suoi ingredienti sostenibili. O The Living Room, nel quale la sensazione, come suggerisce il nome, è quella di trovarsi in un soggiorno, con divano, coperte, cuscini e camino. È apprezzabile perfino per le strade, come sanno bene gli utenti di Instagram. Per esempio @tschang, che assicura che a Magstræde è possibile passeggiare per una delle strade più antiche di Copenaghen e sia come “tornare indietro nel tempo”.
 
Tuttavia i danesi non detengono il monopolio della felicità. In Svezia, oltre agli abitanti locali, c’è l’Ikea che promuove il progetto “Live LAGOM”, con cui, oltre a mobili sostenibili, crea una comunità basata sul riciclaggio e sulla vita salutare. Un insegnamento che mira a trovare la giusta misura. Proprio a questo marchio appartengono alcuni mobili del Palazzo Reale, ubicato nel centro storico, Gamla Stan, di Stoccolma. Un angolo fatto di stradine di pietra in stile medievale che evoca quella “felicità del dettaglio”. Come sorseggiare una tazza di cioccolato caldo a Chokladkoppen, nel cuore del quartiere. 
Dal canto suo, la Norvegia ha conquistato il titolo nel 2017. Qui si può capire cos’è la felicità, ammirando posti come Tromsø, 350 chilometri a nord del Circolo Polare Artico, con le sue aurore boreali. Come non si può essere felici correndo sotto il sole di mezzanotte? Inoltre, il paese vanta angoli come Trolltunga, una scogliera di 1.100 metri sul lago Ringedalsvatnet. Un'altra fonte di calma e libertà è Kjeragbolten, una roccia tra due crinali, immersa in un impressionante paesaggio naturale. In definitiva, si tratta di trovare il luogo e il momento, di guardare attentamente, fermarsi a osservare i meravigliosi paesaggi naturali che ci circondano e la semplicità della vita. Hygge, lagom, Koselig, o il sempre attuale carpe diem.\n

Foto: Tuukka Ervasti_imagebank.sweden.se

Il Café Chokladkoppen si definisce gay-friendly.

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Foto: Helena Wahlman_imagebank.sweden.se

La felicità non dipende dal freddo, infatti questi paesi hanno al massimo quattro ore di sole.

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Emoji felici

Anche la Finlandia ci insegna una parola alla moda quest’anno, come Kalsarikännit, che significa bere in casa, in solitudine e indossando solo intimo. Un’usanza così popolare che il Ministero degli Esteri ha creato un’emoji apposita, insieme ad altre 55 per esprimere sentimenti difficili da descrivere in una sola parola.\n

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Tendenze

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TENDENZE

Il giro del mondo in 80 club

Un club era la seconda casa di un gentiluomo britannico. Soho House offre ai soci case in tutto il mondo, ma non è necessario essere un galantuomo. È più importante la discrezione.\n

hileas Fogg, nel racconto di Jules Verne, scommise con i suoi compagni del Reform Club di Londra di compiere il giro del mondo in 80 giorni.  Se la  scommessa venisse ripetuta oggi in uno qualsiasi dei club Soho House, dovrebbe includere la registrazione di un film o di un documentario sul viaggio, la scrittura di un copione, o la trasformazione in un videogioco.
 
I soci del Soho House non sono aristocratici con soldi e tenute nella campagna inglese. Sono artisti, cineasti, giornalisti, creativi pubblicitari e imprenditori tecnologici. Pagano una quota annuale (tra i 1200 e i 2000 dollari) per riunirsi, lavorare, creare contatti, andare in una spa o a ginnastica e, soprattutto, farsi vedere nel ristorante o nella piscina della terrazza.
 
Come tutti i club, il Soho House ha le sue regole. Le più importanti: proibito indossare vestiti eleganti e usare cellulari, sia per chiamare che per scattare fotografie. Per essere soci non è necessario essere famosi o avere molti soldi. Infatti, Kim Kardashian non è stata ammessa, nonostante abbia provato più volte a fare parte del club, e 500 pezzi grossi di Wall Street sono stati espulsi dalla Soho House di New York circa un paio di anni fa, dato che la direzione voleva recuperare il profilo creativo.\n

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Oltre a una tradizionale casa di campagna, Soho Farmhouse dispone di stalle, pontili, piscine e un granaio come zona di ristorazione e 40 capanne di legno.

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Soho House Barcelona si trova nell Barrio Gótico, con vista sul Port Vell.

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Meno lavoro, più relax

Alcune Soho Houses sono diventate degli Starbucks, con giovani che lavorano con il cellulare tutto il giorno. Per questo Nick Jones ha dovuto mettere dei limiti orari, affinché socializzassero. Ma ha aperto Soho Works a Londra e Los Ageles, per chi al lavoro dedica anima e corpo.\n

"Nella Soho House bisogna sentirsi come a casa, non come in una giunta di azionisti", sostiene Nick Jones, il fondatore. Britannico, di 53 anni, ha aperto il primo Soho House al civico 40 di Greek Street, a Londra. Era l'anno 1995. Il suo obiettivo: aggiornare il concetto del tradizionale club di gentiluomini e creare una casa fuori casa, per ogni tipo di persona creativa. Un club dove trascorrere le giornate e, nel caso, anche le notti, dato che alcuni mettono a disposizione hotel aperti al pubblico, come fanno anche i ristoranti Cecconi's e Dirty Burger e le spa Crowshed.
 

Da allora ha deciso di rendere la vita più facile a Phileas Fogg, in modo da fargli trovare una sistemazione durante il suo giro del mondo, e ha aperto Soho House a Barcellona, Istanbul, New York, Chicago, Miami, Toronto, Berlino e Los Angeles. Non potevano mancare Soho Hoses di campagna per i fine settimana: Soho Farmhouse, a Oxfordshire, e Babington House, una tenuta georgiana a Somerset.  I prossimi progetti, oltre ad Amsterdam, prevedono l’arrivo dei club anche in Asia, per la precisione a Tokio, dove Tadao Ando ha già progettato un edificio, Bombay e Hong Kong.\n

Soho House Chicago ha aperto in una vecchia fabbrica di cinte, al Fulton Market District.\n

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Jones è molto orgoglioso del fatto che lo stile Soho House, questo progetto emozionale che crea vincoli emotivi con i luoghi, sia diventato sinonimo di un benessere al quale aspirano tutti gli arredatori di interni. Negli hotel la cosa importante sono le stanze. Devono essere grandi e comode.
 
Forse è per questo, o perché è possibile cenare senza doversi preoccupare che qualcuno nel tavolo accanto ti stia fotografando con il cellulare, che le star di Hollywood lo scelgono per festeggiare i compleanni. Chi alloggia negli hotel può accedere anche alle zone riservate ai soli soci. Sempre rispettando le regole del club: mai inserire su Instagram cosa vedi o chi vedi nel club.\n

Se vuoi unirti ai quasi 60000 soci di Soho House provenienti da tutto il mondo, o almeno ai 30000 che aspettano in lista, devi solo riempire una domanda spiegando cosa fai e ottenere il consenso di due soci. Una commissione valuterà la tua candidatura.\n

Vuoi diventare socio?

I soci di Soho House sono artisti, cineasti, giornalisti, creativi pubblicitari e imprenditori tecnologici.

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Top 6A

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TOP 6A

Hotel di alta moda

Gli stilisti non solo fanno tendenza sulle passerelle. Lasciano anche la loro firma in hotel, camere e complessi turistici, in giro per il mondo.

Casas de la Piña– Round Hill - Ralph Lauren (Montego Bay, Jamaica)

Le 36 Casas de la Piña, costruite sotto la direzione creativa dello stilista statunitense, affacciano sul mar dei Caraibi. Pavimenti di pietra, letti a baldacchino, mobili in legno dell'esclusiva collezione Ralph Lauren Home, completano una decorazione tranquilla e di ispirazione tropicale.

Hotel Notre Dame – Christian Lacroix (Parigi, Francia)

Situato nel Quartiere Latino e con vista su Notre Dame, potrebbe essere uno dei tanti hotel della Città della Luce. Ma al suo interno, la miscela di tessuti ricchi, opere d'arte, finiture in marmo, travi di legno e colori intensi mette in evidenza il tocco distintivo di Lacroix.

Palazzo Versace (Gold Coast, Australia)

Aprì le sue porte nel 2000, il primo hotel a cinque stelle di una casa di moda. Da allora, quando sono in Australia, Paris Hilton o Pamela Anderson sono clienti fisse. La ricchezza delle decorazioni ispirata al mondo Versace esplode in ognuna delle 200 camere dell'hotel.

Grand Piano Suite - Hotel Claridge’s – Diane Von Furstenberg (Londra, Regno Unito)

Caminetti di marmo, un pianoforte e un water giapponese, sono solo alcune delle particolarità che offre la Suite Gran Piano, decorata da Diane Von Fustenberg per l'Hotel Claridge’s. 178 metri quadrati in cui le stampe dai colori accesi sono le protagoniste insieme alle foto scattate dalla stilista durante i suoi viaggi.

Tortuga Bay - Óscar de la Renta (Punta Cana, Repubblica Domenicana)

Il sarto domenicano non dimentica le sue origini e il primo resort che porta la sua firma non avrebbe potuto sorgere in un altro luogo. L'eleganza e la semplicità che caratterizzano Óscar de la Renta sono riflesse nella decorazione di ognuna delle 13 ville e 20 suite che, in riva al mare, costituiscono il Tortuga Bay Resort di Punta Cana.

Dior Suite -Hotel St.Regis (New York, Stati Uniti)

"I toni del grigio, del turchese e del rosa pallido saranno dominanti", affermava Christian Dior. Sono questi i colori protagonisti della suite che porta il suo nome, nell'Hotel St Regis di New York. Con vista su Central Park e la Fifth Avenue, la decorazione di questa suite di 158 metri quadrati ci trasporta nel laboratorio parigino dello stilista.

Foto: Round Hill Hotel and Villas

Lusso caraibico

Alla moda, con panorama

Ode all'abbondanza

Suite con marchio

Ritorno alle origini

Un po' di Parigi nella grande mela

Travelbeats

Magazine

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Foto: Duisburg Kontor GmbH/Thomas Mayer

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Una montagna russa da percorrere a piedi

Non proverai la classica scarica di adrenalina, però avrai il tempo di goderti il panorama. Non è la più alta né la più veloce, però è l’unica montagna russa che può essere percorsa a piedi. Il Tiger & Turtle-Magic Mountain è l’attrazione perfetta sulla quale andare con i più piccoli. Situata sopra una collina, nella città tedesca di Duisburg (molto vicino a Düsseldorf), è lunga 220 metri e alta 21. Da lassù è possibile ammirare il bacino del Ruhr e del Rin.\n

Foto: gigi_nyc via VisualHunt.com / CC BY-NC-ND

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Il miglior tramonto di New York

Il sole si allinea con la griglia formata dalle strade di Manhattan due volte all’anno. Questo fenomeno è conosciuto come Manhattanhenge. Per scattare una fotografia del Manhattanhenge, il miglior tramonto di New York, bisogna trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Il posto è, per la precisione, dalla 14esima strada fino a Upper Manhattan. Il momento (sono due in realtà) è la fine di maggio o i primi di luglio, ovvero tre settimane prima e tre settimane dopo il solstizio d’estate. In queste due occasioni, il sole si allinea con la griglia formata dalla strade della città, illuminandole per dieci minuti, per la delizia di turisti, curiosi e fotografi.\n

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Un viaggio nella "Summer of Love"

Nel 2017 si celebra a San Francisco il 50° anniversario della "Summer of Love". E nel Magic Bus Experience sono già iniziati i festeggiamenti. "Non è un'escursione, è un viaggio", dichiarano. Un viaggio nella San Francisco di ieri attraverso la San Francisco di oggi. Il protagonista è l'iconico quartiere di Haight-Ashbury, epicentro del movimento hippie degli anni 60. Murales colorati danno il benvenuto ai passeggeri di questo autobus psichedelico, mentre prendono vita vari spettacoli di musica e teatro.\n

Foto: Dale Johnson

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Cenare su una roccia

Era un semplice rifugio di pescatori, di fronte alla spiaggia di Michanwi Pingwe, sulla costa di Zanzibar. Niente faceva pensare che sarebbe diventato, dal 2012, un curioso ristorante con una capacità di 45 commensali. La sua caratteristica: si mangia su una roccia, circondati dal mare. Il ristorante "The Rock" può essere raggiunto a piedi, durante la bassa marea, e con una barca, quando la marea si alza. È in quel momento che l'esperienza offre il massimo: mangiare prodotti freschi appena pescati nell'Oceano Indiano che circonda il commensale.\n

Foto: Swissôtel Zurich

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“Sportspitality”: gli hotel si mettono in forma

Oggigiorno negli hotel, oltre a dormire, si vive. L’ospitalità alberghiera è cambiata e richiama un nuovo tipo di ospite, che cerca di trasformare la propria permanenza in un’estensione del proprio stile di vita. Ci piace sempre di più portare nei nostri viaggi le nostre abitudini di cura personale. Gli spazi lussuosamente decorati non sono più sufficienti, oggi si cerca un design in grado di offrire funzionalità, luoghi dove poter rivitalizzare il corpo, la mente e lo spirito senza uscire dall’hotel. Un modello conosciuto come “sportspitality”, nel quale la palestra e la vita sana sono il cuore dell’offerta per il tempo libero.\n

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