Copertina

Numero 13

Giugno 2017

Bangkok

BANGKOK

La nuova città del lusso

Viaggio nel cuore della tempesta

Avventura

Aqaba: un mondo sott'acqua

SPIAGGE

È vero che New York non dorme mai?

GIOVANI

Sumario

Magazine

Sommario

Sommario

Numero 13

Bangkok

La nuova città del lusso

L’“Esclusività” è ciò che cercano i viaggiatori che non si pongono il problema dei soldi. Il lusso nella capitale della Thailandia comprende massaggi all’interno di capsule e pietanze mangiate con le mani, nel ristorante del miglior chef di tutta l’Asia.

Gaggan Anand e Garima Arora

“Non ho scelto io Bangkok, è stato il destino”

La scena culinaria di Bangkok sta cambiando. Intervistiamo due dei suoi protagonisti, Gaggan Anand, chef del miglior ristorante d’Asia, e la sua allieva Garima Arora, che ha aperto un proprio ristorante.

Avventura

Viaggio nel cuore della tempesta

Spinti dalle tempeste, i cacciatori di tornado percorrono ogni anno il centro degli Stati Uniti. Unirsi a questa avventura permette di avvicinarsi abbastanza a queste trombe d’aria da potersi ritrovare a Oz.

Grandi viaggi

Il giardino del Sudafrica

Shakespeare scrisse: "Ciò che noi chiamiamo rosa, anche con un altro nome, avrebbe pur sempre lo stesso dolce profumo". Quello che in Africa chiamano giardino, profuma di bosco ed è popolato da balene.

Gastronomia

Denominazione di origine: Italia

Aceto di Modena, parmigiano, pesto alla genovese, pizza napoletana... I prodotti italiani sono conosciuti in tutto il mondo per nom e cognome. Percorriamo il paese attraverso il gusto e le tradizioni culinarie.

SPIAGGE

Aqaba: un mondo sott'acqua

La Giordania possiede un piccolo segmento di costa, ma un enorme tesoro marino. La sua unica città portuale, Aqaba, si affaccia su un mare pieno di coralli e di specie sottomarine: il mar Rosso.

GIOVANI

È vero che New York non dorme mai?

L’iperattività della “città che non dorme mai” è contagiosa. Quando ci sono così tante alternative per trascorrere la notte, chi ha voglia di dormire?

Top 6A

Sei inferni sulla terra

Se hai il coraggio di avvicinarti a questi incidenti geografici crederai di essere giunto nell’oltretombra. Attenti a non bruciarvi.

Travelbeats

Qui ti aspettano gli alberghi e i ristorante alla moda, y grandi magazzini più esplosivi, le nuove aperture luoghi pini del pianeta.

Squadra

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Direttore di Sviluppo

Sergio Cieza, Natalia García, Miguel Ángel Cárdenas

Programmatore

Destinazioni

Magazine

Destinazioni

Bangkok

La nuova città del lusso

Testo:

Dúnya Yildiz

Bakery Group

L’“Esclusività” è ciò che cercano i viaggiatori che non si pongono il problema dei soldi. Il lusso nella capitale della Thailandia comprende massaggi all’interno di capsule e pietanze mangiate con le mani, nel ristorante del miglior chef di tutta l’Asia.\n

“Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”. Così diceva Marcel Proust e vale la pena seguire il suo consiglio, se si desidera scoprire la Thailandia con uno sguardo nuovo, che ci conduca lontano dai luoghi comuni e dalle immagini preconcette. Esplorarla, insomma, a mente aperta.\n

Bangkok è la capitale mondiale dello street food ed è difficile resistere

La Thailandia è il paese dei viaggiatori con lo zaino in spalla e la Khao San Roas, con i suoi 400 metri di lunghezza, è per loro il paradiso (o ghetto) privato. Tuttavia, il nostro scopo è allontanarci dal profilo turistico e scoprire la Bangkok più al top, letteralmente. Quella delle suite di 300 metri quadrati, con vista sullo skyline della “città degli angeli”, e quella dei cocktail di design offerti nelle sue vertiginose terrazze. Scegliamo quindi di andare alla sua scoperta tramite un elemento strettamente collegato al lusso: la gastronomia. Materie prime eccellenti, molte spezie, piatti presentati come quadri. Bangkok è la capitale mondiale dello street food ed è difficile resistere. I profumi stimolano l’appetito e si diffondono per le strade, a tutte le ore. Qui l’esclusività invita a sedersi, rilassati al tavolo di un ristorante con vista sul fiume, con mille posate e sottofondo musicale.\n

A Wat Pho si trova una delle migliori scuole di massaggi della Thailandia.

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Quando si arriva nella capitale thailandese risulta difficile abituarsi al caldo appiccicoso, tipico del suo clima umido. Forse, proprio per questa costante sensazione di trovarsi in una sauna, sono molto apprezzati gli spazi in cui rilassarsi. Alcuni di essi spiccano per originalità, come il Bangkok Float Center, che propone speciali capsule nelle quali chiudersi e galleggiare, grazie ai sali di Epsom, mentre si medita. Un altro massaggio particolare è il Muay Thai, che si ispira allo sport nazionale e viene offerto nella spa dell’hotel Mandarin Oriental, considerato uno dei migliori al mondo. Situato sulla sponda del fiume Chao Phraya, una delle zone più esclusive dove alloggiare, questo massaggio sfrutta i calci e i colpi propri di questa disciplina sportiva. Per dimenticarsi poi totalmente del tempo e dello spazio, vale la pena concedersi il loro trattamento “The Perfect Day”, della durata di cinque ore e mezzo.\n

Una notte da leoni 2” è il titolo del film girato nel rooftop Sky Bar.

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Foto: PeamOsk129 / Shutterstock.com

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Il Buddha sdraiato del tempio di Wat Pho è lungo 46 metri e alto 15, ed è laminato in oro.

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Foto: Asia's 50 Best Restaurants.

Gaggan Anand occupa il primo posto nell’elenco degli “Asia's 50 Best Restaurants”.

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Alta gastronomia nei centri commerciali

I grandi spazi dove si raccolgono i punti vendita alimentari all’interno dei centri commerciali, con l’intento di rendere più lussuoso il tradizionale street food, sono conosciuti come “food court”. Pier 21, nel centro commerciale Terminal 21, è uno dei più esclusivi. Una buona alternativa sono i ristoranti di lusso. Uno dei più grandi di Bangkok è il Paste, situato al terzo piano del Gaysorn Village. La sua offerta è composta da piatti ispirati alle ricette della famiglia reale e dell’epoca d’oro della Thailandia, durante il regno di Rama IV.\n

I piani alti dell’Hotel Landmark si caratterizzano per la vista che offrono.

Per viaggiatori con esigenze di un certo livello, l’offerta è travolgente. The Landmark Bangkok, dove abbiamo alloggiato, si trova a Sukhumvit, che è la strada più lunga della città e la principale arteria commerciale. Le dimensioni della stanza sono impressionanti (si tratta della Executive Suite di 78 metri quadrati) e la vista dalla finestra sul panorama e sul tramonto di Bangkok è incantevole. I tramonti della città offrono il meglio se contemplati dai rooftop bars, come l’Above Eleven (33° piano), Vertigo e Moon Bar (61° piano), o il più fotografato della città, lo Sky Bar, famoso in tutto il mondo per essere stato il set della seconda parte di “Una notte da leoni”. Una terrazza situata al 63° piano (a 250 metri di altezza) del lussuoso hotel Lebua. La sua parte più esclusiva è Sirocco, uno dei ristoranti all’aperto più alti del mondo.\n

Dopo i cocktail d’autore e le notti infinite, arriva presto l’alba a Bangkok. Il profumo delle spezie inonda tutto e neanche la meditazione riesce a fermare il trambusto. La calma associata a immagini come quella del tempio del Buddha di Smeraldo o quello del Buddha Sdraiato, è in contrapposizione con il via vai agitato dei turisti distratti. Oltre al Wat Pho, non può mancare anche una visita al Grande Palazzo, dove si può ancora avvertire l’eco che ha avuto la scomparsa del re, Bhumibol Adulyadej. È morto nell’ottobre del 2016, ma il lutto dura un anno. Troverete altari con le sue foto e cartelloni in cima ai grattacieli, segni che aiutano a conoscere la fisionomia di una città che possiede valori molto radicati.

Questo tipo di scene aiuta a comprendere Bangkok. Le stampe si trovano anche nei mercati, elementi molto caratteristici della Thailandia. A poco più di un’ora di distanza dalla capitale sono situati Damnoen Saduak e Amphawa, i mercati galleggianti più famosi e turistici. Invece il Samyab Market è più centrale e specializzato in prodotti locali. Anche i ristoranti più prestigiosi fanno la spesa qui. Ad esempio, tra le sue bancarelle, passeggia Garima Agora, proprietaria del ristorante Gaa, aperto dopo aver lavorato nella cucina del miglior chef dell’Asia, Gaggan Anand. Anche il rinomato cuoco possiede, in questa città, un ristorante  che porta il suo nome. Il menù si aggira sui 5.000 bath (circa 130 euro) ed è composto da 25 piatti, dei quali 22 da mangiare con le mani.

Nella città dei viaggiatori con lo zaino in spalla, il lusso è per tutti. Una destinazione dai contrasti inaspettati, con i suoi buddha silenziosi all’interno di templi affollati e rumorosi. L’ossimoro costante di questa grande città, una delle più visitate del mondo. In Thailandia scopriamo non solo che effettivamente lusso ed esclusività esistono, ma che è possibile trovarli se viaggiamo con “nuovi occhi”, come suggeriva Proust. E, soprattutto, con le tasche piene.\n

Water Library fonde il cibo thailandese con la cucina europea moderna.

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Hotel Mandarin Oriental.

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Foto: Mandarin Oriental

L’hotel Mandarin Oriental è in attività da quasi un secolo e mezzo.

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Foto: nimon / Shutterstock.com

Il Mercato di Amphawa è aperto solo durante i fine settimana.

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Foto: Water Library

Intervista

Magazine

Intervista

“Non ho scelto io Bangkok, è stato il destino”

Passeggeri del mese

Gaggan Anand e Garima Arora

La scena culinaria di Bangkok sta cambiando. Intervistiamo due dei suoi protagonisti, Gaggan Anand, chef del miglior ristorante d’Asia, e la sua allieva Garima Arora, che ha aperto un proprio ristorante.\n

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Perché hai scelto Bangkok per aprire il Gaggan?\n

Non ho scelto io Bangkok, è stato il destino. Non avevo  nessun progetto, semplicemente è successo. Volevo soltanto venire a Bangkok, cucinare, trovare un lavoro e avere una vita migliore. 500 dollari si sono poi trasformati in tutto questo.\n

Come si riesce ad avere successo con un ristorante d’alta cucina nella mecca dello street food?\n

Quando sono arrivato in questo paese, non c’erano ristoranti d’alta cucina veri e propri. Il problema era che con un dollaro potevi comprare del cibo ottimo per strada. Gaggan è stato parte dell’evoluzione della città. Non è stata solo opera mia, ma di molti chef, in modo collettivo. Perciò quest’anno verrà pubblicata la prima guida Michelin di Bangkok e abbiamo ospitato la consegna dei premi “50 Best Restaurants in Asia”. Tuttavia, Bangkok continua ad essere la capitale del cibo di strada. Nessuno potrà mai cambiarlo. Io appartengo alla “alta gastronomia”, però di notte potete trovarmi a mangiare qualcosa nei chioschi di strada. Quelli sono per tutti i giorni, Gaggan per un giorno nella vita.\n

Il tuo ristorante è un rappresentante della scena gastronomica, fatta di ristoranti di lusso e d’alta cucina. È possibile trovare il lusso in questa città?\n

Bangkok è nota per il suo lusso economico. Massaggi a poco prezzo, alberghi a metà prezzo rispetto a quello che pagheresti a New York. Qui puoi farti fare un massaggio per sei dollari e trascorrere una giornata in una spa per 55 dollari. Quello che è lusso per gli occidentali o per chi viene dalle grandi città, per noi è la vita quotidiana. Puoi andare in una spa tutti i giorni. Mi piace il cinema e ci vado una volta alla settimana. A Bangkok abbiamo cinema di lusso, con letti e perfino un maggiordomo che offre champagne. Questo è il nuovo volto della Thailandia.\n

Come descriveresti l’esperienza di mangiare da Gaggan?\n

Diversa da qualsiasi altra esperienza culinaria nel mondo. Abbiamo 25 piatti, di cui 22 vanno mangiati con le mani. In India è comune mangiare così, fa parte della mia cultura. La sensualità di mangiare e toccare ciò che hai nel piatto, la temperatura, la consistenza, tutto diventa reale. Ogni tre mesi creiamo un menù nel quale il 90% dei piatti può essere mangiato con le mani.\n

Hai definito la tua cucina come “indiana progressiva”.\n

La parola “progressiva” indica l’avanzare, passo dopo passo, di qualcosa che esisteva già precedentemente. Quando ho iniziato, molti pensavano che fossi pazzo: “Questa è cucina indiana, viene fatta da migliaia di anni, non cambiare il curry, non cambiare il naan”. Ciò che voglio è portare tutto questo a un livello successivo, perciò l’ho chiamata “cucina progressiva”. Come è iniziata e in cosa si è trasformata è un viaggio.\n

Come ha reagito la tua famiglia quando hai detto che volevi diventare uno chef?\n

Hanno pensato che fosse una buona idea. Sapevano che non ero bravo a studiare. Odio la disciplina, sono un ribelle. Per questo sono diventato uno chef. Gli chef sono pazzi, no? Tutti i più pazzi diventano chef, pertanto credo che sia la professione perfetta per me.\n

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Qual è la tua prossima grande sfida culinaria?\n

Chiuderò il Gaggan. Il mio maestro Ferrán Adrià mi ha insegnato che tutte le cose buone hanno una fine. Noi stiamo scalando una montagna, quando giungeremo alla cima (e con cima non mi riferisco ai premi, ma alla cucina) voglio smettere. Voglio lasciare un bel ricordo. Gaggan chiuderà nel giugno del 2020, l’ho deciso la settimana scorsa. Dopo ho intenzione di andare in Giappone e aprire un piccolo ristorante, per 12 persone. Un’idea folle. Mi piacciono le sfide, non voglio annoiarmi.\n

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gni piatto contiene cinque sapori: dolce, piccante, salato, acido, e soprattutto, la sorpresa. Quest’ultima è diventata l’ingrediente caratteristico del menù nel Gaggan, il miglior ristorante d’Asia, e il settimo nel mondo, secondo “The 50 Best Restaurants Awards”, il riconoscimento per i migliori 50 ristoranti del pianeta. I commensali non sanno cosa stanno  mangiando fino alla fine delle cena, possono soltanto intuirlo, tramite un misterioso menù formato da 25 emoticon. Gaggan Anand racconta che quando rivelano la verità, tutti esclamano: “Oddio, davvero ho mangiato questo?”. Però non possono lamentarsi “perché gli è piaciuto”, confessa divertito. Una sfida rischiosa che sarebbe impensabile in un altro ristorante d’alta cucina, ma che non lo è in quello del nostro chef. Nato a Calcutta e formatosi da elBulli di Ferrán Adrià, prima di indossare il grembiule faceva il batterista in un gruppo rock. Una band di progressive, come la sua cucina.\n

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a lavorato nelle cucine dei migliori chef del mondo e adesso apre il suo ristorante a Bangkok, in una scena gastronomica in fermento. Garima ha appena aperto un ristorante nella stessa strada del Gaggan. Per lei non si tratta di concorrenza, ma di “una parte di famiglia che vive nel marciapiede di fronte”, poiché ha trascorso un anno in quella cucina, imparando da Gaggan Anand. Nata a Bombay, prima di vivere a Bangkok, si è formata nel ristorante parigino Le Cordon Bleu, nel Verre di Gordon Ramsay a Dubai e nel Noma in Danimarca. Lì ha imparato tecniche culinarie da tutto il mondo, che oggi applica sui suoi prodotti 100% thailandesi, nella sua nuova casa, il Gaa.\n

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Hai appena aperto un ristorante, il Gaa. Che cosa devono aspettarsi gli amanti della buona cucina?\n

È il riflesso di molte culture, proprio come Bangkok. Serviamo soltanto prodotti locali, processati manualmente, prodotti indigeni che esistono solo in Thailandia. Però usiamo tecniche provenienti da tutto il mondo  per esaltarne il più possibile il sapore. Io lo definirei un prodotto locale con sapori eclettici.\n

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Che contributo apporta il Gaa alla scena culinaria di Bangkok?\n

Abbiamo cercato di osservare ciò che esiste già, ma con nuovi occhi. Guardare ciò che ci offre la Thailandia, senza idee preconcette su come dovrebbe essere il cibo. È importante anche il modo in cui scegliamo i nostri prodotti. Gli ingredienti che utilizziamo provengono da luoghi il più vicino possibile, così che siano freschi. È l’unico modo per garantire che il cibo sia buono. Il pesce che utilizziamo arriva vivo tutti i giorni, non conserviamo niente nei congelatori. Il nostro scopo è essere realmente locali.\n

Cosa ti piace di più di Bangkok?\n

La sua gente. Ciò che caratterizza questa città è la sua gente. Non ho visto un’energia simile in nessun altro posto del mondo. Le persone qui sono ospitali, piene di vita, generose, attente. Inoltre, la città offre alternative per tutti i gusti. Da una ciotola di noodle alle due del mattino a un ristorante francese con tre stelle Michelin. Dopo i miei primi sei mesi qui, mi sono innamorata di Bangkok e non ho voluto più andar via.\n

Com’è una giornata all’insegna del lusso nella capitale della Thailandia?\n

Inizierei con un brunch in uno degli alberghi a cinque stelle che si trovano sulle sponde del fiume Chao Phraya. Poi andrei a farmi fare un massaggio, perché ti trovi a Bangkok e sono pochi i posti migliori per farlo. Per concludere la giornata, salirei su uno dei rooftop bar per osservare la città dall’alto e assaporare un cocktail. E per finire, la cena in un buon ristorante.\n

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Foto: Restaurante Gaa

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Foto: Restaurante Gaa

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Foto: Restaurante Gaa

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Foto: Restaurante Gaa

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Avventura

Magazine

Avventura

Viaggio nel cuore della tempesta

Spinti dalle tempeste, i cacciatori di tornado percorrono ogni anno il centro degli Stati Uniti. Unirsi a questa avventura permette di avvicinarsi abbastanza a queste trombe d’aria da potersi ritrovare a Oz.\n

“Brutto tempo!” sono le parole magiche che spingono centinaia di cacciatori di tempeste e appassionati di meteorologia a saltare dalla poltrona per percorrere le strade delle grandi pianure che attraversano il centro degli Stati Uniti. Aspettano che la tempesta entri nella troposfera e che una grande nuvola a forma di nave madre oscuri il sole e inizi la festa delle trombe d’aria. Questo è il loro sogno. E diventa realtà tra aprile e giungo, quando l’aria polare del Canada si scontra con l’aria calda del Golfo del Messico dando origine a tempeste esplosive.\n

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Foto: jordanTrail.org

Negli Stati Uniti vengono registrati circa 1.000 tornado all’anno.

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Ogni anno più di 800 tornado si concentrano nella cosiddetta Tornado Valley, una fascia che attraversa il Texas, l’Oklahoma, il Kansas, il Nebraska, l’Iowa, il Dakota e il Minnesota. “Mentre l’istinto di una persona normale è chiudere le finestre e cercare rifugio nel seminterrato, i cacciatori di tornado escono a sfidare faccia a faccia il lato peggiore di madre natura”. Così Roger Hill, uno dei più esperti cacciatori, descrive nel suo libro “Hunting Nature’s Fury” da quali impulsi sono spinti gli appassionati delle tempeste.\n

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E se c’è il sole?

Se il tempo non è favorevole, ci sono dei piani alternativi. In base al punto in cui ci si trova è possibile visitare il Centro di previsione delle tempeste Norman in Oklahoma, il museo Twister in Wakita, il Canion di Palo Duro in Texas o il monte Rushmore nel Sud Dakota.\n

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Ogni anno più di 800 tornado si concentrano nella cosiddetta Tornado Valley

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Partecipare a queste spedizioni diventa uno dei pochi progetti di vacanza in cui la pioggia è più che benvenuta. Decine di aziende organizzano spedizioni a caccia di tornado. I prezzi di questi safari meteorologici si aggirano sui 3.000 dollari a testa e vengono fatti a gruppi da 6 a 14 persone su dei furgoncini completamente equipaggiati per questo tipo di attività a rischio.

Nick Drieschman, di Extreme Tornado Tours, una delle agenzie più importanti, attiva in Oklahoma, ci spiega l’importanza di usare veicoli con protezione 3M nei finestrini per prevenire i colpi di grandine e possibili cariche di vento. In un giorno si possono percorrere oltre 400 chilometri, per questo i veicoli sono dotati di WiFi, batterie per dispositivi elettronici ed emittenti come Sirius XM, con ogni tipo di musica.

Ci si ferma per dormire negli hotel sulla strada, in stile “road trip”, e le stazioni di servizio diventano i punti di incontro in cui scambiarsi esperienze e informazioni con altri gruppi e abitanti locali. Il canale meteorologico Weather Chanel  è la colonna sonora del viaggio. Se viene annunciata una tempesta e il radar Doppler gira, inizia la ricerca e per questo il gruppo deve essere pronto a partire senza preavviso. In pochi minuti le nuvole bianche e soffici si trasformano in un tetto grigio e opaco che preannuncia tempeste di prima classe, uno scontro brutale tra due correnti d’aria che iniziano a girare fino a creare un tornado.\n

Foto: James Smart

La maggioranza dei cacciatori utilizza l’app RadarScope, che permette di localizzare le tempeste in tempo reale.

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Foto: Extreme Tornado Tours

Il Texas è lo stato col maggior numero di tornado.

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La sicurezza è di primaria importanza e la distanza mantenuta rispetto al vortice del tornado è fondamentale. In un tornado F5, il più distruttivo nella scala Fujita, il vento arriva a soffiare a più di 500 chilometri orari e riesce a sollevare i tetti delle case, oltre a provocare fulmini e grandini grandi quanto palline da golf.

Le immagini del video “Vorticity”, che il fotografo Mike Olbinski è riuscito a registrare dopo chilometri e ore di metraggio, mostrano il caos e la potenza di queste trombe d’aria. Un vero esercizio di umiltà di fronte al potere della natura. Un consiglio che danno sempre i cacciatori più esperti è quello di “tenere forte la fotocamera e le scarpe”. Nel caso in cui si finisca altrove, come Dorothy.\n

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Foto: Steve Lagreca/shutterstock.com

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Nei furgoni è sempre presente un kit di emergenza con razzi, cavo da rimorchio e forniture mediche.

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Grandi viaggi

Magazine

Grandi viaggi

Il giardino del Sudafrica

Shakespeare scrisse: "Ciò che noi chiamiamo rosa, anche   con un altro nome, avrebbe pur sempre lo stesso dolce profumo". Quello che in Africa chiamano giardino, profuma di bosco ed è popolato da balene. \n

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a ‘road trip’ africana attraversa boschi incantati e sentieri al lato di scogliere che si ergono su spiagge selvagge. È nota come la Strada Giardino, "Tuinroete" in africano, ma lungo il suo percorso ci sono più elefanti che rose. Attraversa una stretta frangia costiera tra l'oceano Indiano e le montagne che separano il sud del Sudafrica dal deserto del Karoo. Un giro in macchina tra le scogliere e i ponti sospesi sul mare permette di apprezzare la sua primitiva bellezza.

Tra i 200 chilometri della strada N2, che collegano Mossel Bay e Sorms River, si concentrano la maggior parte dei paesaggi. Anche se i viaggiatori più contemplativi vanno oltre Città del Capo e continuano per altri 800 chilometri fino a Port Elizabeth, destinazione marittima dedicata agli amanti degli sport acquatici come surf, vela, snorkeling e immersioni.\n

La primavera (a partire da settembre) è la stagione migliore per percorrere la strada. Dopo le piogge, il "giardino" brilla in tutto il suo splendore. È il periodo in cui, sulle colline, fioriscono le protee, le margherite e il fynbos, la vegetazione tipica del Sudafrica, caratterizzata da piante con foglie sottili, che creano un contrasto multicolore con la vicina zona desertica. Anche se non ci sono mesi sconsigliati, poiché gode del secondo clima più temperato del mondo dopo le Hawaii, con temperature che non scendono sotto i 10 gradi d'inverno e non superano i 28 d'estate.\n

Animali fantastici e dove trovarli

Lungo la strada, è possibile vedere elefanti in libertà sia al Knysna Elephant Park che all’Addo Elephant Park. Ma in Africa non vivono solo "i grossi cinque". La costa meridionale del Sudafrica è la dimora di pinguini e delfini. Tra luglio e dicembre è possibile avvistare anche balene franche australi, soprattutto a Tsitsikamma.\n

La Strada Giardino ha vissuto i conflitti dovuti al commercio del legname e alla ricerca dell'oro dei coloni boeri. Questi ultimi, nel XIX secolo, fecero dei boschi umidi di Knysna la propria dimora, intraprendendo uno stile di vita che la scrittrice sudafricana Dalene Matthee descrisse sucessivamente, nelle sue "favole del bosco". Una vera e propria dichiarazione letteraria per la conservazione dei boschi autoctoni, con personaggi come il taglialegna Saul Barnard.

La vita descritta nei racconti di Matthee non esiste più, ma tra le felci è ancora possibile ascoltare il "kow kow" del turaco, un esotico uccello autoctono dal piumaggio verde, con cresta e ali rosse. I taglialegna sono stati sostituiti dagli escursionisti e dai cercatori di avventure. Scendono i fiumi in kayak, o passeggiano sopra gli alberi con le teleferiche del parco nazionale Garden Route.

Questo si divide nelle sezioni Wilderness, Knysna Lakes e Tsitsikamma. Da Knysna partono i sentieri Woodcutter’s Walk e Millwood Mine Walk, tra cascate e giganteschi alberi centenari. Due scogliere di pietra arenaria note come le "teste" controllano, venendo dal mare, l'ingresso alla laguna di Knysna. Grazie alla Strada Giardino, questa località costiera si è trasformata in un animato centro turistico pieno di ristoranti e svaghi di ogni tipo, come il festival delle ostriche, che si svolge ogni luglio.\n

Il bosco di Knysna è pieno di sentieri da percorrere a piedi o in bici.

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L'origine dell'umanità

Gli antropologi garantiscono che gli esseri umani discendono da un insediamento presente circa 200000 anni fa nei pressi di Mossel Bay. La visita guidata al giacimento antropologico di Pinnacle Point rappresenta uno dei modi per salire su questo belvedere, in cui è presente anche un campo da golf.\n

La varietà di alloggi della Strada Giardino comprende hotel di lusso e alberghi all'interno di riserve di animali, come il Knysna Elephant Park.

Percorrere i boschi a piedi o a cavallo è la soluzione più conforme allo spirito espresso nelle opere di Matthee, ma lungo la strada sono sorte delle nuove attrazioni. Come quella di immergersi nelle acque di Mossel Bay, all'interno di una gabbia circondati da squali bianchi. La sua fauna molto varia, che comprende elefanti e santuari di animali come quello di Jukani, contribuisce ad amplificare la leggenda di questa "road trip".

Le deviazioni sono un ingrediente essenziale del percorso. Le grotte di Cango, un labirinto di meraviglie sotterranee e l'attrazione turistica più antica del Sudafrica, si trovano vicino a Oudtshoorn, nota per gli allevamenti di struzzi. Le spiagge di Plettenberg Bay, da parte loro, attraggono i surfisti e, ultimamente, gli enoturisti. Una delle ultime novità riguarda i vigneti di Bramon, un'ulteriore dimostrazione di come sia impossibile seguire la Strada Giardino senza prevedere delle soste... e non per annusare le rose.\n

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Nella riserva naturale di Robberg, a sette chilometri da Plettenberg Bay, si possono trovare rocce antiche 120 milioni anni.

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Gastronomia

Magazine

Gastronomia

Denominazione di origine: Italia

Aceto di Modena, parmigiano, pesto alla genovese, pizza napoletana... I prodotti italiani sono conosciuti in tutto il mondo per nom e cognome. Percorriamo il paese attraverso il gusto e le tradizioni culinarie.\n

"Le mie ossa sono fatte di Parmigiano Reggiano e nelle mie vene scorre aceto balsamico di Modena". La frase potrebbe appartenere a qualsiasi italiano ma, in questo caso, provengono dalla bocca di Massimo Bottura, chef dell'Osteria Francescana (tre stelle Michelin), eletto miglior ristorante del mondo nel 2016 da The World’s 50 Best Restaurants.\n

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La devozione degli italiani per il cibo va oltre la tavola e supera (o quasi) quella per il calcio, la religione o la politica. Possiedono la gastronomia più internazionale del pianeta e una delle più varie, dalle Alpi al tacco dello stivale. Fondata sulla qualità delle materie prime ha saputo reincarnarsi in una cucina più innovativa. Oggi, lontani dal volerla stravolgere, chef come Bottura o Massimiliano Alajmo reinventano le ricette "della nonna" e rivendicano un posto sulla tavola per i prodotti locali.\n

La devozione degli italiani per il cibo va oltre la tavola e supera (o quasi) quella per il calcio, la religione o la politica

Come l'aceto balsamico di Modena, conservato gelosamente per anni nelle soffitte e nei sottotetti delle case di campagna. È così che lavorano dal 1849 nell'Acetaia del Cristo. Ma oggi non lo nascondono. Erika, Daniele e Gilberto aprono le porte a chiunque voglia fare loro visita e vantano dall'aceto tradizionale, di 12 anni, all'extravecchio, lasciato ad invecchiare per un quarto di secolo, come vuole la tradizione.

A nord del paese sono concentrati alcuni dei prodotti più famosi. Il "parmigiano reggiano" ha messo Parma nella mappa mondiale dei formaggi ed è uno dei più apprezzati, grazie al suo intenso sapore e alla sua versatilità culinaria. Ha rappresentato un fattore fondamentale per lo sviluppo della regione, tanto che il Gruppo Bancario Credito Emiliano accetta il parmigiano reggiano come garanzia per i prestiti. Visitare alcune delle cooperative in cui si produce, come "Le 4 Madonne Caseificio dell'Emilia", nei pressi di Modena, permette di conoscere il processo artigianale di preparazione.\n

Foto: Francesco Tonelli

L'Italia produce ogni anno 3,4 tonnellate di pasta, quasi un quarto della produzione mondiale.

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Foto: Francesco Tonelli

La massa della pizza napoletana viene infornata ad altissime temperature, oltre 400 gradi centigradi.

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Un altro ingrediente che ha contribuito a promuovere la gastronomia della regione (e che a febbraio avrà il suo festival) è il prosciutto di Parma. È il protagonista indiscutibile delle famose "salumerie" o botteghe di insaccati. Una delle più frequentate è la "Garibaldi" che, oltre a vendere, offre un servizio di cucina.

"Tutto quello che vedete lo devo agli spaghetti", ha dichiarato in un'occasione Sofia Loren, facendo riferimento al suo invidiato fisico. La pasta è l'ingrediente più noto e richiesto del ricettario italiano, ovviamente sempre "al dente". È accompagnato da una serie infinita di materie prime che conformano la personalità di ogni regione. In Emilia-Romagna si mangiano i "tortellini"; a Venezia i "bigoli", simili agli spaghetti, ma più spessi; in Puglia le "orecchiette", a forma di orecchie... Ognuno di questi va accompagnato da un condimento specifico e per gli italiani, sbagliarlo, "mamma mia!", è peccato mortale. Ogni regione antepone il proprio condimento: il pesto a Genova, la carbonara a Roma, l'amatriciana ad Amatrice... Gustare delle tagliatelle con "ragù alla bolognese, sotto i portici della città di Bologna sarà sempre un estasi per il palato.

Il 20% dei ristoranti del mondo (sì, del mondo) sono pizzerie. Anche se, probabilmente, la maggior parte di esse non è in grado di distinguere una pizza romana da una napoletana. Quella della capitale italiana è più sottile e più croccante. Vicino a Piazza Navona, la pizzeria Baffetto (non bisogna lasciarsi ingannare dall'aspetto umile del locale) prepara la migliore pizza della capitale, come dimostrano in qualsiasi giorno le sue code di mezz'ora.\n

La pizza napoletana, napoletana

La denominazione di origine della pizza napoletana impone delle norme ai locali che presentano l'immagine di un arlecchino, ovvero, a coloro che presumono di offrire "l'autentica" pizza napoletana. La dimensione dei pacchetti di lievito, il pH della massa, o il suo spessore massimo (quattro millimetri) sono strettamente controllati. Gli ingredienti, pomodoro, olio e mozzarella, devono essere sempre locali.\n

Foto: Acetaia Giusti

L'Acetaia Giusti, che si dichiara la più antica del mondo, produce l'aceto balsamico di Modena dal 1605.

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Quella napoletana, la prima e unica ad avere una denominazione di origine europea, è più spessa e soffice, con i bordi alti. Per trovare la "vera pizza napoletana" bisogna cercare una pizzeria con il simbolo di un arlecchino. L’Antica Pizzeria Da Michele ha questo simbolo sulla porta e riuscire a trovare un tavolo senza prenotazione è impossibile. Tutti vogliono provare la sua "margherita" e la sua "marinara". Dal 1870, cinque generazioni di pizzaioli hanno mantenuto la ricetta originale.

Dopo mangiato, sulle tavole italiane spuntano la "grappa" e il "limoncello", un liquore dolce (ma forte) al limone. Entrambe aiutano a digerire il pasto, sicuramente abbondante, e addolciscono la conversazione, accompagnate da un "espresso" per annientare la sonnolenza. In Italia l'atto sociale di mangiare e discutere a tavola può durare per ore, e gli italiani dedicano a questo momento tutto il tempo necessario. C'è un motivo se a loro dobbiamo l'invenzione dello "slow food", un concetto che suona molto moderno, ma che in Italia vale da sempre. \n

Foto: Francesco Tonelli

Forme intere di parmigiano. Pesano circa 40 chili e per ognuna sono necessari oltre 500 litri di latte.

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Il caffè è sacro

Da "Le Giubbe Rosse" di Firenze al "Torino" dell'omonima città. Dal "Caffè Florian" di Venezia al "Greco" di Roma, dove durante l'estate un espresso può essere sostituito da una "granita di caffè". Se c'è una cosa che unisce gli italiani è la cultura del caffè. Un "caffè" che, come dice Woody Allen facendo riferimento alla sua intensità, "gli italiani prendono con cucchiaio e forchetta".\n

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Spiagge

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SPIAGGE

Aqaba: un mondo sott'acqua

La Giordania possiede un piccolo segmento di costa, ma un enorme tesoro marino. La sua unica città portuale, Aqaba, si affaccia su un mare pieno di coralli e di specie sottomarine: il mar Rosso.\n

Molti negozi e ristoranti di Aqaba restano chiusi durante il riposo pomeridiano.

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La bellezza di Cleopatra

Aqaba è conosciuta anche per le lussuose spa dei suoi hotel. Combinando tecniche orientali e occidentali, offrono trattamenti di giovinezza e bagni rigeneranti, con i celebri prodotti del Mar Morto. Già Cleopatra ricercava l'elisir della giovinezza in queste acque ricche di sale e minerali.\n

S

e Lawrence d'Arabia, invece di lottare contro la dominazione ottomana ad Aqaba, avesse messo la testa sott'acqua, avrebbe scoperto un mondo di colori. Il contrasto con la superficie arida e desertica del sud-est della Giordania lo avrebbe sicuramente distratto dalla battaglia per la conquista di questa città. Fu così epica che si trasformò in uno dei film più famosi di Hollywood, "Lawrence d'Arabia". Un lungometraggio che portò sullo schermo il paesaggio giordano, arido e polveroso, senza far sospettare che proprio lì, sott'acqua, si nascondesse un caleidoscopio di vita e colore.

La città si trova nel punto più meridionale della Giordania, il Golfo di Aqaba. Affacciata sul Mar Rosso, è una località strategica nel crocevia di tre continenti: Asia, Europa e Africa. Fa inoltre da frontiera con Israele, Egitto e Arabia Saudita. Uno spazio di soli 26 chilometri di costa che accoglie installazioni portuali, hotel di lusso, spiagge e club di snorkeling.

Se ci si sposta pochi chilometri a sud di Aqaba, dopo avere superato il molo e il terminal dei traghetti che portano in Egitto, si trova l'Aquamarina Dive Center e, poco distante, il Visitor’s Center. Esattamente di fronte si estende una barriera corallina. In tutto il golfo, queste scogliere nascono a riva e si portano fino a un profondo burrone sottomarino. È così che, a circa 100 metri dalla terraferma, il sub trova una profondità di 50 metri.

Accessibile anche ai principianti, le acque tiepide e cristalline, insieme alla flora e alla fauna sottomarine, ne fanno un'immagine indimenticabile. Pesci colorati, squali balena, delfini, mante giganti e tartarughe nuotano sorprendentemente vicini alla costa. E come decorazione extra, una barca e tre carri armati (fatti affondare appositamente per arricchire l'esperienza) completano il paesaggio sott'acqua.\n

L'esperienza può essere ancora più "esclusiva" in alcuni club di snorkeling. Molti hotel dispongono di spiagge private, ma questi hanno le proprie scogliere. È il caso di Murjan, dieci chilometri a sud di Aqaba, che oltre a ogni tipo di corso offre ai suoi clienti una piscina dove riposarsi, un ristorante e altre attività acquatiche come vela, surf o sci nautico.

Nel golfo di Aqaba c'è vita anche sull'acqua. Barche a vela, surfisti, windsurfisti, sciatori, pescatori... Molti di questi sport acquatici sono sponsorizzati negli hotel della zona, come il Mövenpick Resort Residences Aqaba, e in club come il Murjan o l’Aqaba Surf Center. Ci sono anche alternative per chi non vuole bagnarsi, come le enormi barche con fondo di vetro, che permettono di vedere il fondale marino senza immergersi.

Oggi il mare è il protagonista indiscutibile di Aqaba, magari il prossimo successo di Hollywood che si girerà in città sarà "Ventimila leghe sotto i mari" o un nuovo episodio di "Alla ricerca di Nemo".  \n

Alcune agenzie di snorkeling organizzano escursioni notturne, durante le quali si possono vedere granchi, gamberetti e aragoste che cercano la loro cena.

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Dal mare alla tavola

Nei ristoranti si possono assaporare molti dei pesci che si vedono sott'acqua. I frutti di mare e il pesce fresco sono i piatti migliori della regione. Si può gustare anche cucina araba e il tipico "syadeyeh", riso con pesce e verdure aromatizzate con spezie locali.\n

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GIOVANI

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GIOVANI

È vero che New York non dorme mai?

L’iperattività della “città che non dorme mai” è contagiosa. Quando ci sono così tante alternative per trascorrere la notte, chi ha voglia di dormire?\n

I

medici, le riviste della domenica e le top model consigliano di dormire almeno otto ore al giorno. Non ci dicono però quando, né dove, né come fare se vivi a New York e le tue possibilità di svago si moltiplicano quando scende la notte.

Nella città dei grattacieli si può fare praticamente di tutto dopo il tramonto. Dall’acquistare un iPhone nel negozio Apple della Fifth Avenue fino a sudare nella sala fitness di una palestra aperta h24, la tendenza tra gli “yuppies” di Wall Street. La maggior parte delle lavanderie, gastronomie e pizzerie da 99 centesimi a porzione, resta aperta fino a tarda notte. Esiste anche una sala bowling per nottambuli, The Gutter, a Williamsburg, dove è possibile fare strike fino all’alba, proprio prima della chiusura, alle quattro del mattino.

Le parruccherie e i saloni di bellezza seguono la tendenza di rimanere aperti fino a tardi. Come il Red Market Salon, conosciuto per il suo orario notturno e la sua atmosfera glamour, con mostre d’arte e performance di dj locali. È stato fondato da David Cotteblanche e Reynald Ricard, due stilisti che, a causa dell’eccesso di lavoro, dovettero iniziare a servire i proprio clienti di notte, nel proprio appartamento, finché non si resero conto che si trattava di un mercato da coprire. Hanno esportato la loro idea a Miami e molti locali hanno iniziato a copiarli.\n

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Foto: Roman Arkhipov

Non solo McDonalds è aperto h24, anche i chioschetti di strada sono aperti fino all’alba.

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House of Yes, a Brooklyn, dimostra che la notte neworkese è più giovane che mai.

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Per i mattinieri (o i tiratardi)

Il primo mercoledì di ogni mese, diverse gallerie del MoMA sono aperte dalle 7:30 alle 9:00 per permettere ai visitatori di vederle senza la folla abituale. Il programma è chiamato “Quiet Mornings”’e include sessioni di meditazione volontarie. I biglietti d’ingresso costano 12 dollari.\n

Non c’è miglior modo di farsi belli per una notte folle che passare dal parrucchiere proprio prima della festa. Il Beauty Bar ha scelto di unire i due concetti, cosmetica e drink, in una salone di bellezza decorato in stile anni quaranta, con gli asciugacapelli a casco. Vengono offerte manicure e cocktail per dieci dollari fino alle 23:00, dal lunedì alla domenica.

Con tutte queste opzioni per la notte, uscire a bere qualcosa sembra perfino noioso. Non bisogna comunque sottovalutare la città che illuminò lo Studio 54 e Cotton Club. House of Yes è una delle proposte più originali. Un mix di spettacoli circensi, cinema immersivo, cabaret e burlesque, con rave alla luce del giorno e brunch. Questa è Brooklyn e il suo obiettivo, notte dopo notte, è “stimolare i sensi e aprire la mente”. E ci riesce!
Coloro che non amano le luci LED e la musica assordante, possono rilassarsi nei jazz bar, l’altra colonna sonora della città, con spazi come Smalls Jazz Club, dove si suona fino a dopo mezzanotte.\n

Foto: Joshua K. Jackson

Per vedere le luci notturne della città, è possibile salire sull’Empire State fino alle due di notte.

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La metro funziona 24 ore al giorno, anche se non tutte le stazioni restano aperte di notte.

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Non mancano neanche alternative rilassanti, come quella proposta da Juvenex Spa, una spa di lusso a Koreatown aperta h24 tutti i giorni della settimana. Per raggiungere un relax di livello superiore occorre prenotare da Lift e provare le cabine fluttuanti. È possibile fluttuare tutta la notte, il venerdì e il sabato, e sperimentare uno stato simile a quello di un sogno.

Ma non è necessario fluttuare per avere questa sensazione e chi ha passato una notte vagando per New York lo sa bene. Le sue strade, illuminate dai neon e le luci degli uffici, sembrano essere sempre vigili, in attesa di un’avventura, a qualunque ora. Come diceva Simone de Beauvoir: “C’è qualcosa nell’aria di New York che rende inutile dormire”\n

La metro è aperta h24. Anche il battello a Staten Island, che parte dal distretto finanziario e offre alcuni dei migliori panorami sia di giorno che di notte. Man mano che si allontana da Manhattan, lo skyline si mostra in tutto il suo splendore, con la Statua della Libertà e Ellis Island.\n

Non solo taxi gialli

Le parruccherie e i saloni di bellezza seguono la tendenza di rimanere aperti fino a tardi

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Top 6A

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TOP 6A

Sei inferni sulla terra

Se hai il coraggio di avvicinarti a questi incidenti geografici crederai di essere giunto nell’oltretombra. Attenti a non bruciarvi.

Darvaza (Deserto di Karakum, Turkmenistan)

Arde da più di 30 anni nel deserto di Karakum. Conosciuto come “la porta dell’inferno”, il pozzo di Darvaza non ha origine vulcanica, ma umana. È il risultato della perforazione in una grotta di gas naturale, nel decennio degli anni ’70.

Vulcano Masaya. (Granada, Nicaragua)

L’odore di zolfo da già un’idea di ciò che aspetta chi si avvicina a Masaya. Per vederlo occorre pagare 100 cordoba (i visitatori nazionali 30). A causa della sua grande attività, riceve circa 120.000 turisti all’anno.

Dallol (Deserto di Danakil, Etiopia)

Lagune ardenti, geyser fumanti che superano i 60 gradi. Questo è il biglietto di presentaizone del cratere di Dallol, nel deserto di Danakil, la zona con l’altitudine più bassa di tutto il continente africano.

Lanzarote (Isole Canarie, Spagna)

Quest’isola delle Canarie è conosciuta principalmente per la sua origine vulcanica. Il paesaggio dai colori rosso, ocra, nero e arancione, come il Parco Nazionale di Timanfaya, è dovuto a varie eruzioni vulcaniche prodotte nei secoli XVIII e XIX.

Kawah Ijen (Java, Indonesia)

In questo vulcano indonesiano c’è un lago circondato da roccie gialle tinte dallo zolfo. Ricco di minatori durante il giorno, con il cadere della notte lo zolfo in combustione provoca fuochi azzurri che brillano nell’oscurità.

Lago Natron (Valle del Rift, Tanzania)

Trovandosi molto vicino a uno strato vulcano, il lago d’acqua salata tra il Kenya e la Tanzania è ricco di composti chimici, tanto da poter provocare bruciature a pelle e occhi.

Terra, ingoiami!

Casa dei pipistrelli

África ardente

Fuoco, cenere e roccia

Esplosione blu

Il lago che brucia

Travelbeats

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Travelbeats

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La gabbia della morte 

Se credi che nuotare con gli squali sia ormai troppo mainstream, il Crocosaurus Cove (Darwin, Australia) è il posto che fa per te. Qui potrai nuotare per quindici minuti con un enorme coccodrillo. Noto come coccodrillo marino, è il rettile e predatore più grande del pianeta. La gabbia, progettata per massimo due persone, viene immersa dodici volte al giorno, proprio nel momento in cui i rettili vengono nutriti, così da aumentare il loro movimento e il divertimento dei coraggiosi sommozzatori. Se non ami le emozioni forti, nel parco hai la possibilità di visitare la mostra di rettili australiani più grande del mondo, con oltre 200 coccodrilli.\n

Foto: Thierry Nava - Groupe F

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Benvenuti alla festa del Re Sole

Luigi XIV era letteralmente il re della festa, o della soirée, se vogliamo dirlo alla francese. Durante il suo regno, il palazzo di Versailles (a 20 chilometri da Parigi) fu scenario di sontuose celebrazioni. Di fatti, la sua prima festa durò un’intera settimana. Grazie al Festival di Versailles (dal 14 maggio al 14 luglio) qualsiasi bon vivant che si rispetti potrà rivivere lo splendore del XVII secolo e dell’inizio del XVIII.\n

Foto: Zoey Huang

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Il brunch di moda a Hogwarts

Dimenticati della locanda de I tre manici di scopa e Il Paiolo Magico, il luogo più alla moda tra i maghi adesso è Platform 1904, a Singapore. Il ristorante/caffetteria è ispirato al mondo di Harry Potter e offre creazioni magiche, come la pannacotta di magia nera o la coppa dei tre maghi, un soffice cupcake casalingo con scaglie di cioccolato bianco.\n

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Gli ultimi samurai

Se c’è un posto in cui riunire i 47 rōnin e i sette samurai di Kurosawa è Soma. In questa città della prefettura di Fukushima l’allevamento di cavalli è molto radicato. Nello specifico, circa 400 cavalli - senza offesa per i cavalieri - sono i protagonisti di una delle usanze più antiche che ancora si conservano in questa zona del Giappone orientale, basata sulla tradizione dei samurai. Si tratta del festival di Soma-Nomaoi, celebrato ogni anno nel mese di luglio, per tre giorni (dal 23 al 25). La notte del 22 viene dato il via con uno sparo di pistola, seguito dalle cerimonie di inaugurazione in tre santuari: Ota, Odaka e Nakamura.\n

Foto: The Scallywags 1 / theadventurist.com

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Il rally più lungo del mondo o come perdersi in Mongolia

Le regole del Mongol Rally sono semplici. Uno: guida un’automobile piccola che non superi i 125 cc. Due: puoi contare solo su te stesso, non riceverai appoggio dall’organizzazione. Tre: dona 1.000 sterline a una ONG. Con queste tre premesse, inizia il rally terrestre più lungo del mondo.  Quasi 15.000 chilometri di percorso con partenza dal Regno Unito e arrivo in Siberia, nella città di Ulán-Udé. Qui non vince chi arriva prima, ma il vero trionfo è arrivare alla meta. Un’autentica prodezza, se mettiamo in conto che non c’è alcun sostegno da parte degli organizzatori, nessun supporto durante tutto il tragitto, né un percorso definito.\n

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