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Numero 4

Luglio 2016

Londra

Kiren Yogi

"Londra è il laboratorio del mondo"

Wadi Mujib, la gola della Giordania

Avventura

Roma, eternamente giovane

Weekenders

L'isola delle macchine

Vacanze

Sommario

Magazine

sommario

sommario

Numero 4

Londra

La capitale europea del cinema

Ha fatto da scenario a intrighi, guerre e storie d'amore sul grande schermo. Da vicino però, è ancora più impressionante. Percorriamo Londra per mostrarti il suo volto cinematografico.

Kiren Yogi

"Londra è il laboratorio del mondo"

È nata a Birmingham ma si è trasferita a Bombay, per conquistare Bollywood. Ora torna a casa con la sua casa produttrice, la Indian London Film Company, con la quale ha intenzione di unire entrambi i mondi. La intervistiamo a Londra.

Avventura

Wadi Mujib, la gola della Giordania

A 400 metri sotto il livello del mare c’è Mujib, che è la Riserva Naturale con l'altitudine più bassa del mondo. Nonostante questa, nella sua gola si possono vivere avventure d’alta quota.

Weekenders

Roma, eternamente giovane

È la città eterna perché in essa si fondono passato, presente e futuro. Ma anche perché Roma è capace di ripresentarsi, sempre, come una città nuova, anche se si è già visitata mille volte.

Io e te

L'isola al sicuro dai paparazzi

Lord Glenconner pagò 45.000 sterline nel 1958 per comprare Mustique. Questo prezzo, o anche più, è quello che dovrai pagare oggi se vuoi passare una settimana in quest'isola privata.

Vacanze

L'isola delle macchine

Che succede quando si unisce l'immaginazione di Jules Verne e l'ingegno di Leonardo Da Vinci? La risposta si trova a Nantes e nelle sue macchine viventi.

Cultura

Fogo Island: dal merluzzo all'arte

Negli anni novanta Fogo Island viveva di pesca. Colpita dalla crisi, questa piccola isola canadese si è trasformata in un luogo di ritiro per artisti.

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Javier García

Direttore Editoriale

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Caporedattrice

Lucía Martín

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Redattrice

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Redattrice

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Redattrice

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Direttore Tecnico

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Programmatore

Sergio Cieza

Programmatore

Natalia García

Programmatore

Carlos Luján

Foto Editor

Beatriz Iznaola

Account Manager

Laura García

Account Manager

Reportage - Londra

Magazine

Destinazione

Londra

La capitale europea del cinema

Testo

Lucía Martín

Fotos:

Carlos Luján

Video

Kreativa Visual

Ha fatto da scenario a intrighi, guerre e storie d'amore sul grande schermo. Da vicino però, è ancora più impressionante. Percorriamo Londra per mostrarti il suo volto cinematografico.\n

P

rimo piano. Una ragazza lavora al portatile mentre mangia un "banana bread" del Wild Food Café. Un cane, con il suo padrone "hipster", sente l'odore del plumcake e si lancia sulla ragazza, facendo scattare l'incontro tra i due giovani. Sembra l'inizio di una commedia romantica, invece è appena successo in un bar del Neal's Yard. Questo variopinto cortilhe, nascosto tra gli edifici di Covent Garden, potrebbe essere un set cinematografico e la coppia potrebbe interpretare l'ennesima rielaborazione di "Love Actually", stavolta in versione primaverile e con bar "new age" sullo sfondo. Me ne vado senza sapere se ci sarà un "happy ending", ma immagino di sì. Prima di andarmene, scrivo "to be continued..." con lettere magnetiche sulla lavagna della porta del bar.\n

Uno dei suoi vagoni può contenere tutta la "moderna Babilonia" di cui parlava Benjamin Disraeli, due volte Primo Ministro.

Ogni angolo di Londra nasconde una storia degna del grande schermo. Come se in qualsiasi momento potesse apparire Ridley Scott, gridando: Azione! Lo sapeva bene lo scrittore Walter Besant, che trovava "ogni giorno qualcosa di nuovo" nonostante camminasse per le strade londinesi da più di trent'anni. O il poeta Samuel Johnson che diceva che se hai visto Londra, hai visto tutto nella vita. Magari proprio tutto no, ma se sali sul "the tube" puoi imparare molto dalla città. Uno dei suoi vagoni può contenere tutta la "moderna Babilonia" di cui parlava Benjamin Disraeli, due volte Primo Ministro.\n

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Le bancarelle di "street food" del Camden Lock Market lo dimostrano nella maniera più gustosa. In appena trenta metri c'è spazio per tutte le culture. È un festival di sapori che include curry etiope, nigiri di salmone, paella, smoothies di frutta tropicale e pasta fresca, fatta al momento. Poi c'è Alessandro, italiano poliglotta, che mentre taglia i ravioli nella sua bancarella del Global Kitchen gioca a indovinare la nazionalità dei passanti. Ci prende quasi sempre! Mi consiglia lo Stables Market, un vecchio ospedale per cavalli riconvertito in mercato alternativo. Un tunnel dà accesso a più di 700 bancarelle, sulle quali si possono trovare dalle borse di pelle "retro" all'intimo grido, con la bandiera britannica.


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Mettersi in mostra a Primrose Hill

A Londra piove molto, ma non sempre. Il sole si fa vedere in media 1.460 ore all'anno ed è in questi momenti che i parchi si riempiono. Come il Primrose Hill, a nord di Regent’s Park, dove gli abitanti della zona vanno a vedere il tramonto. Si tratta di una collina di 65 metri d'altezza e vista su Central London. Il prato si riempie di comitive e coppiette con cestini da picnic, in cui sono nascoste bottiglie di vino e lattine di birra. I "selfie" sono innumerevoli. Verificatelo voi stessi. Per sapere se a Londra c'è bel tempo dovete solo cercare quante foto sono taggate con questa localizzazione su Instagram.\n

I mercati segnano il calendario londinese come i rintocchi del Big Ben. Il sabato c'è il Portobello Market a Notting Hill. La domenica, i mercati di Old Spitalfields e Brick Lane, con abbigliamento all'ultima moda, nonostante sia di seconda o terza mano. Infine, l'Apple Market, a Covent Garden, che cambia continuamente. A seconda del giorno della settimana si trovano fiori, artigianato o oggetti antichi, come le bussole che vende Valif tutti i lunedì. Si trova all'interno del Market Building, il cuore del quartiere da più di 180 anni. Nella stessa piazza troviamo la Royal Opera House. Per godere dello lo spettacolo non c'è bisogno di comprare il biglietto: il pavimento in pietra è il miglior scenario per acrobati, maghi e musicisti di strada. La canzone "Wonderwall" degli Oasis fa da colonna sonora alla vita delle strade londinesi.\n

La sento vicino all'Abbazia di Westminster e al Millennium Bridge... Mentre percorro i pochi metri che uniscono il ponte sospeso, progettato da Norman Foster, e la Cattedrale di St.Paul, inizia a piovigginare. "Maybe you are gonna be the one that saves me". Con la canzone dei fratelli Gallagher che continua a suonare nella mia testa, mi intrufolo all'interno della chiesa, per ripararmi dalla pioggia. La sua cupola è una delle più grandi al mondo, dopo quella di San Pietro a Roma. La sua costruzione fu terminata all'inizio del XVIII secolo, dopo che la vecchia cappella fu distrutta dal Grande incendio di Londra nel 1666. "Il fuoco distrusse quasi completamente la città e quando giunse l'ora di ricostruirla, pensarono: distribuiamo le strade "all'americana" o riproduciamo la caotica struttura medievale?" Optarono per la seconda, mi racconta Chris, studente di Letteratura riconvertito al marketing, con un leggero "humour" inglese. Il suo ufficio non è lontano dal luogo in cui iniziò l'incendio, Padding Lane. Le casette di legno dell'epoca sono state sostituite da edifici in stile vittoriano e da grattacieli moderni, come il The Shard o 30 St Mary Axe, conosciuta come "Il Cetriolo".

Se Covent Garden, con i suoi bar e ristoranti d'ispirazione naïf, ricorda il romanticismo, il paesaggio urbano della "City" evoca storie di altro tipo: un dramma, come "Match Point" di Woody Allen, o una scena d'azione, come la battaglia di Thor in "The Dark World". I grattacieli di vetro e acciaio ospitano al loro interno sofisticati locali, cocktailerie degne dell'agente 007, come lo "sky bar" del ristorante Sushi Samba. Londra è sempre stata la patria di James Bond, non solo perché l'altra sponda del Tamigi ospita la sede dell’MI6, che vedemmo esplodere in "Skyfall". Ian Fleming, il padre dell'agente segreto, vi scrisse il suo primo libro, "Casino Royale". E lo fece appena si trasferì al "Writer's Block", a Carlyle Mansions, dove vissero anche Henry James e T.S Eliot. Questi lussuosi appartamenti fanno parte del quartiere di Chelsea, uno dei distretti più eleganti della città.\n

La strada più romantica di Londra

Il film "Nothing Hill" la rese popolare, nel 1999. Da allora, migliaia di turisti cercano l'amore tra i negozi di souvenir e quelli di antiquariato di Portobello Road. La libreria del film si ispirò a un piccolo locale, situato a Blenheim Crescent, nella strada parallela. Il suo interno è lo stesso dal 1981. Veronica sorride alle centinaia di curiosi che arrivano con la speranza di trovare Hugh Grant dietro il bancone. Lavora qui da due mesi ed ha già vissuto momenti degni di una sitcom. Un cliente, per esempio, le chiese qual è il libro che compra Sofia Loren nel film (sotto lo sguardo attento del poster di Julia Roberts).\n

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L'area di Whitechapel è la sua antagonista. Più vicina al genere thriller che al glamour, la sua fama proviene da uno di quei casi in cui la realtà supera la finzione: fu lo scenario dei crimini di Jack Lo Squartatore. Anche il giovane Sherlock Holmes indagò su vari omicidi in questa zona, ma il quartiere che trovò il detective ha poco a che vedere con quello attuale. Oggi la Whitechapel Gallery, una delle migliori gallerie d'arte contemporanea della città, anima la vita culturale di quella che una volta era considerata una zona periferica.

Ogni quartiere è un set cinematografico. A Londra si passa dal genere suspense alla commedia solo attraversando la strada. Dalle case lussuose di Park Lane a un piccolo pub in un vicolo nello Strand. Ritorno nel cuore della città. Un dipendente del Comune, con l'aria da modello, ripulisce, a ritmo di musica, una delle strade che nascono da Piccadilly. La scenografia è così reale che a ogni passo mi invade la sindrome da "Truman Show". A differenza di Jim Carrey, però, non cerco di scappare. Come direbbe Samuel Johnson "Non troverai un solo uomo, soprattutto che sia intelligente, che voglia lasciare Londra". E aggiungo, né una donna. Dissolvenza in nero.\n

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Intervista - Kiren Yogi

Magazine

Intervista

"Londra è il laboratorio del mondo"

MESE PASSEGGERI

Kiren Jogi

È nata a Birmingham ma si è trasferita a Bombay, per conquistare Bollywood. Ora torna a casa con la sua casa produttrice, la Indian London Film Company, con la quale ha intenzione di unire entrambi i mondi. La intervistiamo a Londra.\n

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Siamo nel Southbank Centre, uno dei centri culturali più attivi del paese. Oggi non smette di vibrare. Verranno consegnati qui, questa notte, i premi BAFTA. La città respira eleganza e glamour. L'ambiente è simile a quello del festival di Cannes, a cui Kiren Jogi partecipò per assistere alla proiezione di "Veiled Existence". Nel film interpretava una donna indiana trasferitasi in Gran Bretagna. Nella vita reale, invece, il suo percorso è stato inverso: lasciò l'Inghilterra per Bollywood. Debuttò nella più grande industria cinematografica del mondo con "Ghajini" (2008), la versione hindi di "Memento" di Nolan, che si trasformè nel film con maggiori incassi dell'anno in India. Da allora le riprese l'hanno portata a Istanbul, Bangkok, Singapore e Parigi.\n

Dalla terrazza del Southbank Centre vediamo il Big Ben, il London Eye e il Parlamento. Kiren ci racconta che la sera questo "roof garden" si riempie di bella gente, che beve "mojitos" sul prato. Non è il tipico "afterwork" londinese, famoso per le birre nei pub piuttosto che per i suoi "rooftops", ma qui tutto è possibile. Londra ha molte facce. E anche Kiren Jogi. È attrice, regista, produttrice e sceneggiatrice. Attualmente è immersa in una serie televisiva che ricorda molto sua vita: un'attrice inglese di origini indiane che dirige una casa cinematografica bollywoodiana in Inghilterra. "È un po' autobiografica, ma non sono così pazza come lei", spiega ridendo.

La fusione tra i due mondi ha segnato la sua carriera. E la London Film Company approfitta di questo mix di culture. "È l'unione perfetta tra Oriente e Occidente. Un matrimonio che nessun padre rifiuterebbe", annunciano, coraggiosi, nella loro lettera di presentazione. Per Kiren Jogi, Londra è la versione poligama di questo legame. "Qui si fondono Oriente, Occidente, America, India, Europa, Cina... è il laboratorio del mondo". Per conoscere la Londra multiculturale devi fare solo una cosa: "Viaggia. Passa una giornata in periferia. È lì che incontrerai piccole città e comunità di persone venute da ogni parte. Scoprirai una città del mondo".\n

È questo l'aspetto che l'affascina di più della capitale inglese. "La città di Londra ispira qualsiasi persona creativa. C'è gente di ogni luogo e molta energia nell'aria. Dai monumenti e le zone turistiche, alla sua architettura o i suoi teatri, fino a un piccolo bar in un vicolo laterale". Il panorama che ha alle sue spalle le dà ragione. A sinistra, la Londra classica e monumentale, quella che affascina i turisti di ogni nazionalità. A destra, la Londra sofisticata, quella delle gallerie d'arte e dei grattacieli moderni. La mettiamo alle strette e le chiediamo di scegliere un programma che colga l'essenza di questa Londra effervescente e in movimento. "Credo che South Bank descriva a pieno la città: l'ambiente cosmopolita e quello tradizionale, la cultura, la vitalità...Trovi il National Theatre, il Parlamento e i siti turistici tutti nello stesso posto".\n

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Woody Allen scelse la sponda sud del Tamigi per "Match Point" e l'attrice Katrina Kaif passeggiò scalza lungo il Millenium Bridge in "Namastey London". Londra è lo scenario scelto ogni anno per migliaia di film. Dai classici, come Notting Hill o Bridget Jones, all'ultimo di Gerard Butler e Morgan Freeman, "Attacco al potere 2". Ma non trionfa solo a Hollywood. La capitale inglese è la destinazione europea preferita dai registi di Bollywood. Per Kiren, i motivi sono ovvi. "Quando giri un film a Londra, specialmente un film bollywoodiano, è sempre d'amore. La città sa di fresco, di nuovo, fa venire voglia di innamorarsi".

Lei con Londra ha una relazione a lungo termine. Ha vissuto qui durante i mesi in cui era in scena "Anita and me" al Theatre Royal Stratford East. "Far parte di un progetto del genere, nella patria del teatro, è stata un'esperienza fantastica. Londra è sempre stata "la culla del teatro". Dal primo momento in cui entri nella metropolitana, tutto gira intorno a lui. È pieno di poster delle opere in programma, dalle piccole produzioni agli spettacoli più grandi". Anche nel West End, dove passeggiamo dopo l'intervista. Il sole non ci dà tregua, ma Kiren continua a sorridere. "Non fa così caldo come a Bombay", dice sorseggiando un caffè freddo.

Torna spesso nella città indiana e quando non lo fa può sempre andare a Southall, "la piccola India di Londra". Quando le chiediamo qual è il ristorante indiano più autentico confessa, sorridendo, che ancora non l'ha trovato (nonostante in Gran Bretagna ci siano oltre 9.000 ristoranti indiani. Il doppio dei ristoranti cinesi). Ma ci dà un indizio: Broadway, a Southall. "Se percorri questa strada puoi provare i jalebi, un tipico dolce indiano, che riunisce i sapori di Bombay, Delhi o Punjab". Per una persona creativa come Kiren, anche il cibo è una fonte d'ispirazione. "Sono ispirata da tutto ciò che mi capita lungo il cammino". E ancora di più a Londra.\n

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Avventura

Magazine

Avventura

Wadi Mujib, la gola della Giordania

A 400 metri sotto il livello del mare c’è Mujib, che è la Riserva Naturale con l'altitudine più bassa del mondo. Nonostante questa, nella sua gola si possono vivere avventure d’alta quota.\n

I

mmagina un percorso attraverso un canyon, come il Siq che conduce a Petra, ma inondato di acqua. Così è la gola di Wadi Mujib, mecca di avventurieri, di amanti del canyoning… e di principi. “È uno dei miei luoghi preferiti, invito tutti a visitarlo”, afferma Hamzah Al Hussein. L’erede al trono di Giordania ha risalito in varie occasioni il canyon, dichiarato Riserva della Biosfera dall’UNESCO nel 2011.
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Foto: © RSCN or The Royal Society for the Conservation of Nature

Prima di risalire alla Riserva, l'Ibex trial attraversa la Strada del Mar Morto.

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Poco prima di sfociare nel Mar Morto, il fiume Mujib attraversa la gola di Wadi Mujib, che si coloca già le principali destinazioni per coloro che visitano il paese Giordano, insieme a Petra, Wadi Rum o il Mar Morto. In tempi biblici il fiume aveva il nome di Arnon, un termine di origine ebraica che significa “rumoroso”, dovuto al frastuono delle cascate. Le montagne di Karak e Madaba raggiungono i 900 metri di altezza, mentre il tratto più basso del Mujib è situato a 416 metri sotto il livello del mare. In totale, 1.300 metri di dislivello.
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Uccelli di passaggio

Dato che il fiume Mujib è gonfio d’acqua durante tutto l'anno, la zona gode di una ricca biodiversità. Più di 100 specie di uccelli migratori sostano in questo ricco contesto gestito dalla Royal Society for the Conservation of Nature (RSCN), che promuove la biodiversità in Giordania dal 1987.\n

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Wadi Mujib è mecca di avventurieri e amanti del canyoning.

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Pieno d’acqua 365 giorni all’anno, il canyon si percorre normalmente con escursioni organizzate, seguendo il corso del fiume o risalendolo, a seconda del livello d’esperienza. È abbastanza largo e l’acqua non scorre agitata. Man mano che si sale, però, si fa più stretto e si frappongono rocce lungo il cammino. Esistono quattro percorsi possibili e, tra questi, il Siq trail, il Canyon trail e il Malaqi trail, sono quelli acquatici, aperti esclusivamente da aprile a ottobre. Il quarto, l’Ibex trail, è terrestre e si può percorrere in qualsiasi momento dell’anno (a eccezione del periodo del Ramadan). Il primo è l’itinerario più battuto, perché è classificato come facile o di difficoltà moderata. Dura poco più di due ore e va bene anche per principianti desiderosi di abbinare al loro viaggio, a Petra o sul Mar Morto, una giusta dose di adrenalina. Viene organizzato per gruppi fino a 80 persone, il resto delle escursioni, invece, è consentito solo a 25 avventurieri al giorno.\n

Foto: © RSCN or The Royal Society for the Conservation of Nature

Per prendere parte a una qualsiasi delle escursioni è necessario essere maggiorenni.

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Foto: © RSCN or The Royal Society for the Conservation of Nature

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Anche il Canyon trail si svolge nella gola di Mujib, a valle. Un po’ più complicato (classificato come moderato-difficile), a un tratto presenta una cascata di circa 20 metri, che si evita con l’aiuto di corde e di personale specializzato. Il terzo, il Malaqi trail, inizia sulle colline di roccia duttile che scendono fino al fiume Mujib e anche questo è indicato come moderato-difficile. Tale percorso continua, questa volta risalendo il fiume, fino alla confluenza con il Hidan. Qui una piccola discesa, che arriva fino ad alcune piscine natural, precede la cascata.

L’ultimo percorso, e l’unico in cui non c’è bisogno di bagnarsi, scorre parallelo al Mar Morto ed è perfetto per gli escursionisti. Di difficoltà moderata, l’Ibex prende il nome dalle capre selvatiche che viono in questa zona e che rappresentavano un simbolo del dio della luna, durante il regno di Saba. Sono sull’orlo dell’estinzione e un programma di The Royal Society for the Conservation of Nature si occupa della loro riproduzione in cattività. Nella riserva sono atualmente presenti circa 90 esemplari. Loro sì che sono autentiche maestre del canyoning.\n

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Foto: © RSCN or The Royal Society for the Conservation of Nature

L'organizzazione chiede di non danneggiare l'ambiente, rispettando la flora e la fauna.

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Un paradiso "sotto il mare"

Per prepararsi al cammino si può pernottare nella riserva di Mujib. Ci sono diverse ville, con camere doppie, che promettono le migliori viste sulla costa del Mar Morto. Si trovano a pochi metri dal Centro Visitatori dal quale partono tutti i percorsi di trekking e canyoning.\n

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Weekenders

Magazine

Weekenders

Roma, eternamente giovane

È la città eterna perché in essa si fondono passato, presente e futuro. Ma anche perché Roma è capace di ripresentarsi, sempre, come una città nuova, anche se si è già visitata mille volte.\n

Foto: Alliance / shutterstock.com

Roma si trova sempre tra le venti città più visitate al mondo.

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Una città felina

Roma e i gatti hanno sempre avuto un rapporto speciale. I felini si nascondono tra le sue rovine, posando come modelli per le cartoline. Un luogo particolarmente frequentato è Torre Argentina. L'angolo con Via Florida è diventato il rifugio di circa 150 gatti, felicissimi di essere fotografati.\n

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a ringiovanire, perché dalle sue rovine nascono i tempi moderni.  Percorrere la Via Appia e tremare rabbrividire nelle catacombe di San Callisto -20 chilometri di gallerie- è un esercizio contemporaneo. “Non c'è niente come tornare in un luogo che non è cambiato, per rendersi conto di quanto sei cambiato”, diceva Nelson Mandela. A Roma succede. Ecco la prova: segui i passi di Stendhal in “Passeggiate romane” (1928-1929) e percorri i sette colli. Sali al Campidoglio e addentrati nei Musei Capitolini. Fu proprio in Italia che Stendhal fu colpito per la prima volta dalla famosa sindrome che porta il suo nome: la “Sindrome di Stendhal”, un senso di meraviglia tale da togliere, letteralmente, il respiro. “Una dose eccessiva di bellezza” si può avvertire dal Palatino, tra il Foro Romano e il Circo Massimo, origine della città.

Imprescindibile è la sua “Guida letteraria”. “Così finalmente arrivi a Roma…la quale chiunque non vide, è temerario se ammira altre città”, sciveva Petrarca. Questo libro percorre luoghi senza tempo, ammirati da scrittori universali. “La città vista con gli occhi di scrittori, viaggiando nelle loro epoche, con le loro parole”, spiega la guida di “EnRoma”, dove si possono trovare diversi percorsi letterari: “Di scrittori in lingua spagnola, contemporanei, latini dell’antica Roma...”. La Roma che sorprese Dickens, le ore italiane di Henry James, o la lirica che affascinò Rilke.\n

Il viaggiatore non può abbandonare Roma senza prima aver visto il Colosseo o la fontana di Trevi, sentendosi un po’ Anita Ekberg. La novità è che può farlo senza trucco sul viso. L’anfiteatro è rimasto in ristrutturazione per due anni: sono state rafforzate le strutture, la facciata è stata pulita e sono stati aumentati del 25% gli spazi di accesso per il pubblico. Lo stesso vale per la Fontana che, dopo alcuni anni di opere, è stata liberata dalle impalcature. Le sculture del XVI secolo delle “Quattro fontane” hanno subito anch’esse un restyling.
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Foto: Maurizio / shutterstock.com

Il parco Villa Gregoriana combina i suoi elementi naturali con quelli artificiali, ad esempio le sue cascate.

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Quello del Belvedere, un contesto naturale con marmi bianchi, è uno dei tanti giardini papali.

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Piccoli tesori per lain vista

I Giardini Papali, del 1279, e le ville di Castel Gandolfo, nei pressi di Roma, sono visitabili da due anni. Quando il direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci, ha annunciatoannunciò questa notizia, ha garantitogarantì che Papa Francesco desiderava condividere "lo splendore dell'arte e la gloria della natura". Il percorso ha inizio dai Giardini Barberini: erbe aromatiche all'ombra di una curata architettura, in ciò che viene chiamato il "secondo Vaticano".

Novità a parte, Roma è eterna anche perché è capace di regalare tesori che vanno oltre il Vaticano o il Pantheon di Agrippa. Metti la mano nella Bocca della verità, nella basilica di Santa Maria in Cosmedin, e fermati ad ammirare il Tempio di Ercole Vincitore. Guarda oltre il turismo. Lasciati affascinare dalla Chiesa di Santa Maria della Vittoria con il candore e l'estasi di Santa Teresa. Vai alla ricerca delle sue chiese, come quella del Gesù o di Santa Maria Maggiore. E visita l'EUR: quartiere creato da Mussolini per l'Expo, interrotta dalla Seconda Guerra Mondiale. Passeggia in bici per Villa borghese. Attraversa Trastevere, con le sue Ttonalità di verde e arancione sono di casa nella ridente Trastevere. Solca l'isola Tiberina e ricorda l'ultimo consiglio di Stendhal: "Non vi chiedo di credermi sulla parola ma, se mai doveste andare a Roma, vi chiedo solo, aprite gli occhi".\n

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L’anfiteatro è rimasto in ristrutturazione per due anni: sono state rafforzate le strutture, la facciata è stata pulita e sono stati aumentati del 25% gli spazi di accesso per il pubblico.

Foto: © Governatorato SCV – Direzione dei Musei

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Il parco del Romanticismo

Tivoli è stata dichiarata Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco. Molto vicino si trova il parco Villa Gregoriana. Le sue cascate naturali e i suoi dirupi lo rendono un vero e proprio luogo di evasione in cui trascorrere una giornata lontani dalla folla di Roma e nascondersi in questo sogno onirico del Romanticismo.\n

Io e te

Magazine

Io e te

L'isola al sicuro dai paparazzi

Lord Glenconner pagò 45.000 sterline nel 1958 per comprare Mustique. Questo prezzo, o anche più, è quello che dovrai pagare oggi se vuoi passare una settimana in quest'isola privata.\n

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on ti meravigliare di incontrare il Principe William d’Inghilterra che canta “Suspicious Minds” di Elvis Presley nel Basil’s Bar. Almeno cerca di non sembrare sorpreso. È il tipo di normalità che c’è a Mustique. La famiglia reale britannica, Mick Jagger o Robbie Williams rientrano nel ridotto numero di persone con cui puoi imbatterti se visiti quest’isola, la più esclusiva delle 32 che formano Saint Vincent e Grenadine. \n

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Per la tranquillità degli appena 500 abitanti e dei suoi visitatori, Mustique è zona di esclusione aerea. Sfortunatamente per i paparazzi. Ma che nessuno si confonda, questa non è l’isola dei famosi, è il luogo dove le “celebrities” perdono temporaneamente il loro status. Dove Tommy Hilfiger cambia le scarpe e il blazer per gli short e le magliette.\n

Mustique è il luogo dove le "celebrities" perdono temporaneamente il loro status

L’isola è gestita dalla Società Mustique, integrata per coloro che posseggono una proprietà nella zona. Disegnata dall’architetto svedese Arne Hasselqvist e dallo scenografo teatrale britannico Oliver Messel, fu un progetto esclusivo sin dalla nascita nel 1958. Colin Tennan, terzo Lord Glenconner, il cui bisnonno inventò un processo di sbiancamento che rivoluzionò l’industria del cotone in Scozia, descrisse l’isola ai suoi inizi come “un cimitero poco curato”.\n

Nella spiaggia, in uno yacht o in una delle sue ville. Mustiche offre ai suoi ospiti la possibilità di dire "sì, lo voglio".

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Il prezzo dell'affitto di una villa a Mustique oscilla tra i 5.000 e i 75.000$ a settimana.

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La sua idea iniziale era creare una piantagione di cotone ma i piani cambiarono presto. Nel 1960 cedette un appezzamento alla sua amica, la principessa Margareth di Inghilterra, come regalo di nozze, la quale vi costruì la villa Les Jolies Eaux. Così si destò l’interesse dei mass media e dell’aristocrazia per questo arcipelago caraibico. Alla fine l’isola fu divisa in 120 appezzamenti e un variopinto gruppo dell’alta società, artisti e disegnatori li acquistarono. La sua eterogeneità venne espressa architettonicamente nei Caraibi sotto forma di “châteaux dallo stile francese”, “riads” marocchini o case d’ispirazione balinese.\n

A ritmo di blues

Una volta all'anno, l'ultima settimana di gennaio, si celebra il Festival del Blues di Mustique. Un evento speciale per la gente del posto che si concentra nel Basil's Bar, dove giungono artisti locali e internazionali. I proventi della vendita del disco del festival vanno a favore della Fondazione per l'Educazione Basil Charles.\n

Senza macchine, il trasporto sull'isola avviene su golf cart.

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“A Mustique tutto va bene”, recita la Società. Non ci sono quasi norme in un’isola in cui il cliente può fare ciò che vuole, a patto che non disturbi il relax altrui. Oggi dispone di 89 ville private e due hotel. Il più conosciuto è il The Cotton House, una vecchia fabbrica di cotone convertita in hotel. Dispone di 19 alloggi indipendenti. Veranda Restaurant è il ristorante dell’hotel dove degustare i migliori frutti di mare e il pesce fresco dell’isola e provare il sushi di cocco.

Equitazione sulla riva del mare, una partita al club di tennis o godersi una lezione di yoga all’alba in spiaggia sono alcune delle attività che offre Mustique.

Se l’isola, di 5,7 chilometri quadrati di estensione, ti risulta piccola, a poca distanza in barca si trovano le vicine Bequia, Canouan e Tobago Cays. Qui potrai immergerti con le tartarughe e fare un picnic nella spiaggia dove Jack Sparrow fu abbandonato dalla sua ciurma in “Pirati dei Caraibi”.

Mustique è il luogo in cui i duchi di Cambridge scappano per scampare al freddo inglese o dove Paul McCartney celebrò la sua terza luna di miele a casa di Mick Jagger. Nonostante ciò non è l’isola dei famosi. Mustique è un paradosso in cui le principesse, le rockstar e i multimilionari pagano un alto prezzo per la normalità.\n

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Tre sono troppi

E a Mustique lo sanno. Per questo dispone di un vasto elenco di attività per i bambini. Programmazione cinematografica quando si fa sera, corsi d'immersione o vela affinché i genitori possano godere dell'intimità senza rinunciare alle vacanze in famiglia.\n

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Nell'antico zuccherificio si trova un piccolo museo che mostra la storia di Mustique attraverso fotografie e mappe.

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L'isola delle macchine

Che succede quando si unisce l'immaginazione di Jules Verne e l'ingegno di Leonardo Da Vinci? La risposta si trova a Nantes e nelle sue macchine viventi.\n

U

n elefante di 12 metri di altezza emerge da una nave industriale, sulle sponde della Loira, nella città di Nantes. Residenti e visitatori non si allarmano. Contemplano il pachiderma, 48 tonnellate di acciaio e legno, che avanza lentamente, che barrisce e spruzza acqua dalla proboscide. Sul suo dorso sono saliti alcuni turisti per partecipare ai 30 minuti di passeggiata che l’animale effettua sull’isola di Nantes, un’isola fluviale nel cuore della città.\n

Un viaggio per i mondi magici che popolavano l’immaginazione di Jules Vernes, l’abitante più famoso di questa città bretone. “Arriverà un momento in cui le creazioni della scienza supereranno quelle dell’immaginazione”, disse l’autore del “Giro del mondo in 80 giorni”. Fu profetico. Queste macchine superano i sogni di ogni anima, infantile o adulta che sia.\n

Perfino le onde sono meccaniche

Il "Carrousel des Mondes Marins", situato di fronte al Museo Jules Verne, è un acquario custodito da 16 pescatori oriundi di tutti gli oceani. Il visitatore potrà interagire con creature degli abissi, come il Calamaro a retro-propulsione, il Granchio gigante o il Pesce pirata.\n

Foto: Jean-Dominique Billaud/LVAN

Il ragno, quando si sveglia ed esce dalla sua tana può trasportare quattro visitatori.

Il Grand Elephant è diventato il simbolo ufficiale della città, al punto tale da diventare il protagonista di cartoline postali e souvenir. E’ anche il simbolo della compagnia teatrale di strada “La Machine”, oltre a far parte del progetto artistico ‘Les Machines de l’île’.

Si sviluppa nel luogo in cui si trovavano gli antichi cantieri navali della città. Il punto di partenza del Grand Elephant sono le navi che ospitavano le caldarerie. Oggi le oniriche creature di Nantes formano un atipico parco di attrazioni all’aperto.

L’Officina è la nave dove nascono tutte le “macchine”, sculture fantastiche che prendono vita grazie ai meccanismi posti nel suo scheletro. Dalle sue passerelle, che si affacciano sul lavoro quotidiano degli artigiani, i visitatori possono assistere al processo di creazione di una gazza ladra gigante, una manta, un drago cinese o un enorme ragno. Ma in questa officina-laboratorio i dettagli si intuiscono appena. Gli artigiani si preoccupano di svelare solo alla fine il risultato delle loro opere.\n

Foto: Jean Dominique Billaud / LVAN

Il ramo del futuro Albero degli Aironi misura 20 metri di larghezza e la sua struttura in acciaio pesa 20 tonnellate.

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Segui la linea verde

Il festival Le Voyage à Nantes (1 luglio - 28 agosto) trasforma la città in un tragitto culturale, grazie alla trentina di installazioni artistiche dislocate per le strade, le piazze e i giardini. Una linea verde per terra le unisce tutte, guidando il visitatore attraverso il tour.\n

Foto: ©Ltionel

Di fronte all’Officina si trova la Galleria, che ospita un bestiario di macchine (tutte possono essere azionate e provate). E’ questo lo scenario dove scoprire il grande progetto della compagnia, ancora in fase di studio. Si tratta dell'”Arbre aux Hérons” (Albero degli Aironi), un albero di acciaio di 50 metri di diametro e 35 di altezza che verrà costruito – nel caso in cui il progetto avesse il via libera – nel centro della città. Sarà coronato da due aironi meccanici e popolato da creature che ospiteranno il visitatore tra le sue varie terrazze e passerelle. Oggi è possibile salire sull’unico ramo costruito, posto all’ingresso della galleria.

Gli esseri fantastici prendono vita grazie ai meccanismi robotici e all’azione degli scenografi François Delarozière e Pierre Orefice. Sono i genitori delle creature e del progetto artistico che collega i mondi inventati da Jules Verne, l’immaginario meccanico di Leonardo Da Vinci e la storia industriale della città di Nantes. L’obiettivo delle loro architetture viventi è “sognare le città future e trasformare lo sguardo che rivolgiamo verso il nostro spazio urbano”. Può sembrare una chimera ma, come diceva Verne: “Le grandi scoperte vengono fatte dando retta ai pazzi”.\n

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Foto: © Franck Tomps

Il Granchio Gigante, il Pesce Pirata o la Nave Tempesta possono essere montati e azionati dai visitatori.

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Il Grand Elephant è diventato il simbolo ufficiale della città

Foto: Jean_Dominique Billaud Nantes

Il Carosello dei Mondi Marini ha ricevuto nel 2014 il premio "Thea" per essere un "obiettivo eccezionale" e un'"installazione artistica unica".

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Cultura

Fogo Island: dal merluzzo all'arte

Negli anni novanta Fogo Island viveva di pesca. Colpita dalla crisi, questa piccola isola canadese si è trasformata in un luogo di ritiro per artisti.\n

A

llontanarsi dallo stress urbano per trovarsi ritrovare se stessi in un rifugio sconosciuto, tra corridoi di iceberg e scogliere. Ci sono persone, scriveva Henry David Thoreau, “che pescano a mosca tutta la vita senza sapere che, in realtà, quello che cercano non sono i pesci”. E’ È la stessa sensazione del viaggiatore che arriva a Fogo Island, sulla costa di Terranova, Canada. Gli abitanti dell’isola – 148 chilometri quadrati, dove sono presenti undici insediamenti e meno di 3.000 abitanti – hanno lanciato reti per tutta la vita, ma ora il sostentamento non arriva più dalla pesca.

Sono rimasti isolati per decenni. La stazione radio di Marconi era l’unico modo per restare in contatto con l’esterno. Oggi è possibile visitare questo luogo e rendersi conto del suo passato. La stessa cosa accade con la Bleak House, costruita nel 1816, oggi trasformata in museo. È appartenuta alla famiglia Slade, i più potenti commercianti di pesce più potenti di Fogo Island, durante il XIX secolo.\n

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Foto: Alex Fradkin

L'arredamento è creato dal lavoro degli artigiani dell'isola, nonostante, a volte, venga ispirato da artisti internazionali.

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Foto: Alex Fradkin

Tra i suoi servizi, il Fogo Island Inn offre una sauna sulla terrazza.

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Artisti diversi

Yotaro Niwa, borsa di studio del Dipartimento di Arte e Cultura giapponese; Hannah Rickards, vincitrice del Max Mara Art; Erika Balsom, docente di Studi Cinematografici presso il Kings College; il violinista George Van Sam; il fotografo Edgar Leciejewski, o il pittore Geoff Butler sono solo alcuni dei residenti.\n

Gli abitanti dell’isola fanno da guide ai visitatori. Concentrati di fronte all’Atlantico, sopra a un giacimento di costa rocciosa, hanno abbandonato la pesca per vivere di cultura e turismo. Questa nuova vita è possibile grazie al progetto Fogo Island Arts, ideato dalla Fondazione Shorefast. Nel 2003, quando imperversava la crisi, nacque questo ente, diventato un fattore di miglioramento per quanto riguarda le condizioni sociali, culturali ed economiche degli abitanti dell’isola. Per questo scopo fu creato un programma di residenze artistiche -una quindicina ogni anno, da 1 a 3 mes i- e quattro studi di lavoro. Oggi, Fogo Island, è un luogo abitato da cineasti, scrittori, musicisti e designers.

Zita Cobb, cofondatrice di Shorefast, è nata in quest’isolao paese, dalla quale si è allontanata per formarsi instudiare economia. Una volta tornata, ha puntato sulla cultura. Dalla vendita del pesce a quella dei quadri, dal geoturismo classico al recupero economico, senza però perdere le proprie radici. Il suo simbolo è l’hotelFogo Island Inn, con 29 stanze, sala conferenze, biblioteca, galleria e cinema. “E’ È un gioiello architettonico che raccoglie racchiude tutte le meraviglie dell’isola. Racconta la nostra storia; quella di questo luogo e della sua gente”, spiega Cobb. ÈE’ un’area lussuosa -quattro piani, cinque stelle- che crea sostentamento per quasi tutte le famiglie del paeseterritorio.
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Foto: Alex Fradkin

Il Tower Studio, a Shoal Bay, è uno degli studi creati per il lavoro degli artisti.

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L’architetto dell’hotel e degli studi è Todd Saunders. Il suo lavoro è completamente incentrato sulla sostenibilità: le duecento trapunte delle stanze sono state cucite a mano dalle donne dell’isola e i mobili sono stati anch’essi fatti a mano da artiginani locali. Immancabile è anche  l’ispirazione che arriva dalla natura: dalle finestre a vetrivetrate dell’hotel è possibile contemplare (con un binocolo) le balene.

Nelle immediate vicinanze ci sono altre possibilità di sistemazione. Il Landwash Lodging è una casetta sulla spiaggia, tramandata per da generazioni. E’ È possibile mangiare al Nicole’s Cafe. Ha un sapore di mare –soprattutto di merluzzo– e unisce la tradizione con la gastronomia moderna. Fogo Island continua a essere un luogo di pescatori, anche se ora si dedica all’arte. I suoi abitanti sanno che non sono più i pesci ciò che cercano, ma la sopravvivenza. La stessa che una volta proveniva dal mare e che oggi viene offerta dalla cultura.\n

A Fogo Island sono ospitate mostre di creazioni internazionali. Vengono curate anche pubblicazioni, per accompagnare le mostre. Si girano film. Si fanno dialoghi tra critici e artisti, che dibattono su temi come la sopravvivenza culturale. E si fa festa: ad agosto si celebra il Brimstone Head Folk Festival, che promuove la musica e i balli locali.\n

Filosofeggiare sulla vita

Gli abitanti dell'isola fanno da guide ai visitatori

Foto: Alex Fradkin

Il Tower Studio, a Shoal Bay, è uno degli studi creati per il lavoro degli artisti.

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Foto: Alex Fradkin

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Foto: Alex Fradkin

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Foto: Alex Fradkin

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Foto: Alex Fradkin

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Foto: Alex Fradkin

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Top 6A

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Dormire tra le nuvole

Con viste sull'Everest o ai piedi di un vulcano. In questa selezione di hotel situati a maggior altitudine del mondo, quando guarderai fuori dalla finestra crederai di star sognando.

Yeti Mountain Home Kongde (Kathmandu, Nepal)

Contando l'acclimatazione, avrai bisogno di sei giorni per raggiungere questo piccolo hotel a Kathmandu (Nepal). La ricompensa? Dormire con viste su alcune delle vette più alte del mondo: Everest, Lhotse, Makalu, Cho-Oyo, Gyachung Kang e Ama Dablam. A 4.250 metri di altezza, dispone di 15 camere, tutte costruite in legno.

Hotel Everest View (Solukhumbu, Nepal)

A 3.962 metri di altitudine, il suo nome dice tutto: Hotel Everest View. Situato nel Parco Nazionale del Nepal, offre una vista a 360º su tutti le cime che lo circondano, tra cui l'Everest. Infatti, da ogni camera potrai contemplare la vetta più alta del mondo. Non c'è miglior premio, se riesci ad arrivarci.

Palacio de Sal (Uyuni, Bolivia)

Il Salar de Uyuni, a 3.660 metri sul livello del mare, può essere visto dallo spazio. Sulle sue rive si trova il primo hotel al mondo costruito con blocchi di sale. Con una superficie di 12.000 m2, le sue 30 camere a forma di igloo si fondono perfettamente con il paesaggio bianco.

Hacienda el Porvenir (Valle del Pedergal, Ecuador)

Circondato da quattro vulcani (tra cui il Cotopaxi) e a 3.500 metri di altezza, la proprietà El Porvenir è uno dei rifugi più spettacolari delle Ande Centrali dell'Ecuador. Si trova a soli 50 chilometri da Quito e, se ti piacciono i viaggi d'avventura, è la destinazione perfetta. Puoi fare escursioni, gite in bicicletta, passeggiate a cavallo, ecc.

Grawand (Senales, Italia)

Nelle Alpi italiane si trova l'hotel situato a maggior altitudine d'Europa. Si trova nel ghiacciaio di Val Senales (a 3.212 metri) e nei mesi più freddi può essere raggiunto solo con la funivia. Da dicembre a marzo vengono organizzate escursioni di sci notturno, che terminano con una cena nel ghiacciaio.

KULMHOTEL GORNERGRAT (ZERMATT, SVIZZERA)

È l'ultimo hotel di questa selezione, ma i suoi 3.100 metri non tolgono merito alle sue viste. Circondato da diversi "quattromila", è uno dei luoghi migliori delle Alpi per osservare le stelle. Costruito accanto a un osservatorio, si trova a Zermatt, una delle località sciistiche più prestigiose della Svizzera.

Foto: ©Yeti Mountain Home

Foto: ©Hotel Everest View

Foto: Palacio de la Sal

Foto: Hacienda El Porvenir / Tierra del Volcán

Foto: Glacier Hotel Grawand Schnalstal (Photo Athesia Tappeiner)

Foto: Kulmhotel Gornergrat

Ben circondato

"Ho dormito sull'Everest"

Igloo salati

Alle falde del vulcano

Sulla cima d'Europa

Con vista sulla Via Lattea

Travelfancy

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Foto: Virgin Galactic

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VSS Unity, via allo spazio

Stephen Hawking ha dato il nome alla nave che condurrà sei fortunati turisti sulle stelle. Il VSS Unity, dalla mano di Virgin Galactic, è stato presentato nello Spazio-Porto di Mojave, in California. Come andare oggi a Roma o a New York... tra alcuni anni la destinazione più alla moda sarà lo spazio.\n

Foto: Tella Balls Dessert Bar

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Vietato non peccare

Amanti della Nutella, il vostro paradiso esiste. Aki Daikos e Simon Kapatos hanno già avuto successo con le loro Tella Balls, frappè al cioccolato con donuts ripieni di Nutella. Ora hanno aperto un caffè a Sidney, dove il cioccolato con nocciole è il protagonista principale. Nel Tella Balls Dessert Bar avrai un solo pensiero: scegliere la bomba calorica che desideri gustare.\n

Foto: The Floating Sea Horse

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Investi in una casa galeggiante

Vivere sotto il mare in una casa galleggiante. A Dubai tutto è possibile. La compagnia Floating Seashore ha progettato queste case da sogno dove non esistono problemi di spazio. 370 metri quadrati distribuiti su tre livelli. Il bagno e la camera da letto sono sott'acqua... i pesci in fondo sono i migliori vicini.\n

Foto: Hotel Daniel Vienna

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La roulotte più chic

Vuoi provare la sensazione di viaggiare in una roulotte senza rinunciare alla comodità di un hotel? Ecco a voi la proposta dell'Hotel Daniel, di Vienna. Una roulotte del 1952 direttamente nel suo giardino. È dotata di televisione, vasca da bagno, aria condizionata e WiFi. 16 metri quadrati di "smart luxury".\n

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Il treno sospeso

La città di Wuppertal (Germania) possiede la monorotaia più antica del mondo. Inaugurata nel 1901 dall'imperatore tedesco Guglielmo II, il treno non circola sulle rotaie ma sospeso a 12 metri di altezza. Il cosiddetto "drago d'acciaio" percorre la maggior parte del suo tragitto sospeso sul fiume Wupper, trasportando 25 milioni di viaggiatori l'anno.\n

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